Santa Cruz spaccata in due

La battaglia delle autorità locali contro il governo di Evo Morales

Sulla piazza centrale 14 septiembre di Santa Cruz

Sulla piazza centrale 14 septiembre di Santa Cruz

SANTA CRUZ, Bolivia – Per le strade del centro di Santa Cruz si vedono case, bar e locali pubblici con bandiere e insegne verdi con scritto “Autonomia Sì”, ma appena si oltrepassa la terza circonvallazione nella direzione della periferia, scompaiono e sono sostituite dalle scritte verniciate a mano “Evo adempie” alle sue promesse elettorali, “Bolivia cambia”.

Il 4 maggio scorso si è svolto nel dipartamento di Santa Cruz il referendum confermativo del nuovo statuto regionale approvato con l’85% dei voti favorevoli e promosso dall’oppositore al governo Ruben Costas, il presidente della regione più ricca della Bolivia. Santa Cruz, oriente del paese, infatti, oltre a essere produttrice dei sette decimi degli alimenti boliviani, possiede anche ampie riserve di petrolio. Il 10 agosto invece si terrà il referendum revocatorio dei mandati di presidente, vicepresidente e tutti i presidenti delle regioni, tra cui sette su nove sono dell’opposizione. I sondaggi hanno pronosticato una conferma del mandato del presidente Evo Morales che manterrebbe una popolarità maggiore del 50%.

Riguardo allo statuto, il vicepresidente della regione, Roly Aguilera, ha affermato che si fondamenta in una «rivendicazione storica di Santa Cruz, ossia una maggiore autonomia dal governo centrale di La Paz, così da poter concretare una democrazia più profonda». Secondo invece il Movimento al Socialismo (Mas, il partito governante), il referendum è stato un’ulteriore manovra per frenare il processo di rifondazione dello stato promosso dal governo.

Il presidente della potentissima Confederazione agraria dell’Oriente (Cao, con funzioni simili alla Confindustria italiana), Mauricio Roca, ha confermato la posizione delle autorità regionali rispetto all’autonomia, evidenziando che il prossimo referendum revocatorio «è invece illegale e porterà solo a un maggiore scontro fra chi sostiene il governo e chi si oppone». «Noi (dell’opposizione) – ha proseguito – vogliamo solo lavorare e desideriamo la pace per il paese». Ma l’assessore della Cao, Luis Baldomar, ha spiegato che in realtà «il referendum sull’autonomia è stato un meccanismo per non arrivare alla separazione di Santa Cruz dal paese» poiché la battaglia «è fra due modelli di stato: uno socialista e comunitario voluto dal governo, e uno neoliberale» voluto dalla destra che si concentra a Santa Cruz.

Lo storico e sociologo Humberto Vazquez Vania, spiega che l’autonomia regionale che si è raggiunta è un grande passo avanti, considerando che fino al 2005 i presidenti delle regioni erano nominati dal presidente della repubblica e non eletti, ma che deve essere resa ancora più incisiva. «La destra – afferma – si è appropriata dell’idea di Autonomia, quando invece è un’aspirazione di tutta Santa Cruz» e sottolinea che «lo statuto della regione è stato redatto secondo le direttive delle due grandi loggie massoniche di Santa Cruz: Toborochi e Cavalieri dell’oriente, che sono proprietarie delle società che gestiscono acqua, elettricità, telefonia e mezzi di comunicazione».

Un dato tristemente noto è che, da quando è stato eletto Morales, si sono ripetute non solo a Santa Cruz ma anche in altre regioni, aggressioni fisiche contro i “collas”, ossia i boliviani dell’occidente del paese con tratti somatici degli indigeni quechua e aymara, e contro chi appoggia il Mas. Nel dicembre 2006 sono stati picchiati a sangue decine di indigeni e contadini della provincia Chiquitania (nord di Santa Cruz), e sono stati bruciati i loro negozi e case in vari paesini. Queste violenze sono state imputate dal governo all’Unione giovanile di Santa Cruz (Ujc), organizzazione legata al Comitato civico pro Santa Cruz, che raggruppa le piccole e grandi imprese della regione e dirige la campagna politica dell’opposizione.

Luis Nuñez, il vicepresidente del Comitato, ricorda invece che anche l’opposizione è stata attaccata fisicamente da coloro che appoggiano il governo, da lui definito come «dittatoriale e totalitario» e denuncia di essere «stato assalito dal dirigente del Mas Felix Martinez poco prima del referendum sull’autonomia, mentre mi apprestavo a fare propaganda».

Un ragazzo che vuole mantenere l’anonimato e che apparteneva all’Ujc ha dichiarato che «il Comitato ci paga da 50 boliviani (8 dollari) a 100 dollari dipendendo dal grado di ogni membro e quando entri dentro non ne puoi uscire». «Io adesso – ha detto senza alzare lo sguardo – ho capito che è sbagliato prendersela con Morales o gli indigeni, che il razzismo che ci insegnano nel Comitato non porta a nulla di buono». «Ho deciso di uscire dall’Unione e – ammette – sono dovuto fuggire dalla città di Santa Cruz, così non mi possono trovare».

Nuñez inoltre ha denunciato che «il governo di Morales ha ricevuto e riceve finanziamenti illeciti dal governo di Hugo Chavez e usa questi soldi per fare campagna proselitista e regalare assegni in bianco alla gente umile delle campagne e della periferia».

«I finanziamenti – ha affermato in risposta il massimo dirigente del Mas di Santa Cruz, Edgar Rivero – sono una donazione del Venezuela alla Bolivia nell’ambito di un accordo di cooperazione internazionale» e ha invece denunciato «il finanziamento della campagna a favore dell’opposizione da parte dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Bolivia».

Secondo le ricerche di Benjamin Dangl, giornalista statunitense, dei documenti dell’agenzia di cooperazione americana USAID, rivelano che nel 2006 «sono stati donati 4.451.249 dollari ai governi delle regioni che promuovevano l’autonomia (ossia dell’opposizione)».

La destra oggi reputa ad altissimo rischio di frode elettorale il prossimo referendum revocatorio, non aveva dato però lo stesso allarme per il passato referendum sull’autonomia. Il 4 maggio Hugo Cayo, il dirigente del Mas del quartiere povero Plan Tres Mil dove si concentra l’appoggio al governo a Santa Cruz, aveva voluto denunciare frode elettorale. Cayo è stato arrestato ed è tuttora sotto processo per aver denunciato di aver trovato nelle urne dei voti per il Sì all’autonomia prima dell’apertura del seggio.

Nel conflitto fra governo e destra non si può non accennare al ruolo centrale dei media. «Questi – afferma Hernan Cabrera, il segretario generale della Federazione dei sindicati della stampa di Santa Cruz – appartengono tutti ai grandi imprenditori boliviani e alla elite che si oppone al governo». «Qui – sottilinea – si fa campagna politica con la stampa. L’informazione è uniforme in tutti i media, che infatti apertamente promuovono la ratifica di Costas nel referendum revocatorio».

La Bolivia corre un grave pericolo di balcanizzazione dovuto all’esaltazione dei regionalismi e l’esasperazione delle differenze fra “cambas”, gli orientali meticci, e “collas”. Tale scontro, secondo la destra, è da imputare al governo che non fa altro che esaltare l’indigenismo dimenticando le rivendicazioni della classe media.

L’odio fra “collas” e “cambas” in realtà non esiste. La destra ha fatto leva sulla presenza di diverse razze nel paese per spaccare il paese e vincere la lotta che intraprende contro il governo centrale. In Bolivia la lotta non è fra “cambas” e “collas”, che hanno d’altronde sempre convissuto pacificamente, ma fra due modelli di paese. È la lotta fra chi ha dei privilegi e chi no.

 

Barbara Meo Evoli

28/07/2008

www.meoevoli.eu

Annunci

Informazioni su barbarameoevoli

Reporter
Questa voce è stata pubblicata in Bolivia e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Santa Cruz spaccata in due

  1. MARIA EUGENIA ha detto:

    BARBARA QUERIDA AMIGA MIA, TE EXTRAÑO MUCHO. SOS BUENA GENTE.
    BYE
    UN BESITO.

    Mi piace

  2. barbarameoevoli ha detto:

    gracias maria eugenia como amiga y como periodista! un abrazo

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...