24 maggio 2008: L’umiliazione degli indigeni

L’opposizione e la rivendicazione del trasferimento del potere esecutivo a Sucre

Sucre, BOLIVIA – «Solo perché ho un cognome indigeno mi hanno presa e mi hanno picchiata con un bastone -denuncia la ex-diputata dell’assemblea costituente del Movimento al Socialismo (MAS), Dora Copa Calizaya- mi hanno ripetutamente colpita fino a farmi sanguinare la testa. C’era un uomo che non smetteva di darmi pugni e calci come se io fossi stata armata, ma non gli stavo facendo niente».

Così Calizaya racconta ciò che è accaduto il 24 maggio 2008 nell’Abra, nei pressi della città di Sucre nella provincia di Chuquisaca (centro-sud della Bolivia). Centinaia di boliviani indigeni che provenivano dalla campagna e dalla periferia della città si erano diretti nel centro per assistere alla celebrazione in cui, in presenza del presidente della Bolivia Evo Morales, dovevano essere consegnate delle ambulanze a diversi comuni.

Non ha avuto luogo nessuna consegna, poiché prima dell’arrivo delle centinaia di manifestanti nello Stadio Patria dove si doveva svolgere la celebrazione, dei gruppi di giovani affini all’opposizione hanno cominciato a lanciare pietre, petardi, dinamite e gas lacrimogeni fino ad ottenere che la polizia abbandoni lo stadio.

Alcuni politici dell’opposizione al governo sono andati allora nello Stadio ed hanno chiesto alla polizia di sgomberare il luogo affinché non si svolgesse la celebrazione. Da quel momento in poi le forze dell’ordine sono state totalmente assenti e i sostenitori del partito governante MAS hanno subito violenze fisiche e morali con un saldo di 16 feriti.

Un centinaio di persone, recatesi a Sucre per manifestare l’appoggio a Morales, dopo aver sfilato per la città, sono state inseguite per la collina vicina alla Stadio. Lì sono state picchiate a sangue, insultate e umiliate da gruppi di giovani che, secondo il MAS, appartenevano a bande delinquienziali a cui era stato assegnato il compito di impedire la manifestazione pro-Morales. Vi è da tener in considerazione che, non è la prima volta che una manifestazione termina con delle violenze a Sucre, città che è stata la sede dell’Assemblea costituente nel 2007. A novembre, in occasione dell’approvazione della nuova Costituzione promossa da Morales per rifondare il paese, erano morti due universitari dell’opposizione che manifestavano contro la nuova Carta magna e il governo socialista.

Dopo l’aggressione fisica subita nei pressi dello Stadio, una cinquantina di indigeni, tra cui il sindaco del comune di Moiocoya, Angel Vallejos, sono stati obbligati a prostarsi a torso nudo nella piazza principale della città, a bruciare le whipalas (le bandiere tradizionali degli indigeni) e a inveire contro il presidente Morales.

La rete televisiva Gigavision ha mostrato Fidel Herrera, assessore del comune di Sucre e uno dei membri del Comitato Interistituzionale della città che conglomera l’opposizione, mentre applaudiva la folla che derideva gli indigeni delle campagne.

Anche se non pubblicate dalla stampa locale, le immagini della scandolosa violenza e umiliazione subita dagli indigeni che appoggiavano il governo si trovano in rete (http://it.youtube.com/watch?v=J2s15Mjgn9o), e sono state denunciate non solo da Gigavision, ma anche dal direttore della radio di Sucre Aclo, Rafael Garcia Mora.

«Dei gruppi di malviventi sono stati portati a Sucre per creare un clima di violenza e tensione –afferma Garcia- tutto ciò è stato organizzato dal Comitato Interistituzionale che manipola la richiesta di fare di Sucre la capitale della Bolivia, appoggiata da ampie fascie della popolazione, e tenta di trasformarla in un odio contro il governo centrale di Morales, così il Comitato ha fomentato l’odio della gente della città contro gli indigeni delle campagne».

Nell’agosto 2007 in seno all’Assamblea costituente è stata stralciata dalla Costituzione la richiesta di alcuni deputati di fare di Sucre la sede dei tre poteri dello stato, visto che attualmente La Paz è sede dell’esecutivo e del legislativo.

Il deputato del MAS Renè Martinez ha denunciato come autori intellettuali dei delitti compiuti il 24 maggio, oltre a Fidel Herrera, il presidente del Comitato Interstituzionale John Cava, il sindaco del Comune di Sucre Aidé Nava, il rettore dell’Università San Francisco Xavier Jaime Barron, i deputati del partito di oppositore Podemos Fernando Rodríguez e Gonzalo Porcel (tutti membri del Comitato), dichiarando che «vi sono le prove che mostrano che i gruppi delinquenziali erano giunti allo Stadio trasportati in veicoli del Comune e dell’Università».

Il 13 luglio è stata pubblicata dal quotidiano boliviano di Sucre Correo del Sur una lettera firmata da varie organizzazioni sociali della provincia di Chuquisaca in cui si sollecitano le dimissioni del rettore Barron imputandogli la responsabilità di istigare alla violenza e al razzismo contro gli indigeni.

«Il Comitato Interistituzionale –ha dichiarato invece Cava- ha subito condannato le violenze compiute il 24 maggio e richiesto che si indaghi a fondo sui fatti affinché siano puniti i responsabili». Ha inoltre aggiunto che «imputare la responsabilità delle violenze al rettore è stata una manovra del Mas diretta a tergiversare la realtà».

Riguardo il cavallo di battaglia del governo, ossia l’applicazione della nuova Costituzione, Cava ha affermato inoltre che «è illegale, poiché è la costituzione di un partito politico (il Mas), ed è stata dichiarata illegittima dalla stessa Corte suprema».

L’opposizione di Chuquisaca si è alleata alle altre quattro province boliviane che richiedono una maggiore autonomia regionale e quindi indipendenza dal governo centrale e ha inoltre incentrato la propria battaglia a favore del trasferimento del potere esecutivo a Sucre. Vi è da ricordare che tale richiesta legittima proposta in sede costituente era stata stralciata dal partito governante poiché ritenuta un “semplice pretesto”. Il vicedirettore della Biblioteca nazionale di Sucre, lo storico Joaquin Loayza Valda, spiega che «la richiesta che Sucre sia la capitale della Bolivia è stata fatta in maniera reiterata nel corso del XX secolo». «A partire dal 1909, subito dopo la conclusione della guerra che ha stabilito il potere esecutivo a La Paz –sottolinea- varie province boliviane hanno appoggiato la richiesta che Sucre sia di nuovo la capitale».

Ciò che è gravissimo inoltre, riguardo alla violenza razzista scatenatasi il 24 maggio a Sucre, è il silenzio della stampa boliviana e l’assenza, fino ad ora, di un accertamento giudiziario sui fatti. L’opposizione dice di stare in una dittatura presieduta da Evo, ma nei giornali non si trovano mai critiche all’azione dei politici avversari di Morales? Perchè mai? In quale dittatura la stampa è libera di accusare il dittatore che sta al potere?

Barbara Meo Evoli

http://www.meoevoli.eu

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