Cuba post Fidel

Arrivano i cellulari, dvd, computer, elettrodomestici prima proibiti. Però Internet ancora no.

Il non traffico dell'Avana

1 maggio 2008

Tre mesi fa Fidel Castro ha rinunciato al potere e il testimone è passato al fratello Raul. Da quel momento qualcosa è cambiato a Cuba. Il neo presidente Raul, aveva annunciato, nel suo discorso di insediamento davanti all’Assemblea nazionale, che sarebbero stati aboliti «alcuni dei divieti che limitano la vita dei cittadini» cubani. La misura non si è fatta attendere.

Ed infatti è stato abolito il divieto imposto ai cubani sull’isola di pernottare negli alberghi per turisti e di acquistare vari elettrodomestici, come computer, lettori dvd, videoregistratori, bici elettriche, televisori a schermo piatto, forni a microonde e antifurti per auto. Poi è stato abolito anche il divieto ad acquistare un cellulare, che prima veniva spesso bypassato intestando il telefonino a uno straniero.

«Da due mesi – spiega Delmis Martinez, 35 anni, casalinga a l’Avana – le cose sono cambiate a Cuba, adesso noi cubani possiamo affittare automobili, andare negli alberghi, nelle piscine, possiamo viaggiare nell’isola con facilità. Tutto ciò lo Possiamo fare, tutto sta poi nell’avere i soldi per fare queste cose». Poi continua puntualizzando che «Adesso c’è più libertà è vero. Possiamo anche possedere un cellulare, ma sono cari, comunque la maggior parte della gente ce l’ha. Siamo finalmente uguali agli stranieri, prima loro infatti potevano fare molte che a noi non erano permesse, e questo è bello».

Il 14 aprile, il giorno in cui è stato emesso il decreto con cui si è autorizzata la vendita libera di cellulari, l’Avana si era risvegliata con lunghe file dinanzi agli uffici dell’Etecsa, l’impresa di telecomunicazioni nazionale, dove si recavano i cubani per ottenere un contratto di telefonia mobile. E chi un cellulare lo aveva, illegalmente, lo ha potuto condonare, considerando che, infatti, prima del decreto erano ben 200 mila i cellulari attivi sull’isola.

Sebbene il prezzo sia alto per i cubani, già si vedono in giro i moderni Motorola e Nokia. Costa infatti 120 dollari attivare la linea mobile, oltre al prezzo del cellulare che va da un minimo di 60 a 260 dollari, tenendo conto che uno stipendio a Cuba in media è di 17 dollari al mese.

«La trasformazione in atto da qualche mese non si può ridurre all’acquisto di cellulari – afferma Danis Leyden Quiros, 19 anni, studente a l’Avana – ma è sociale, politica e culturale. Il cambiamento si nota». Sebbene reputa positiva la recente liberalizzazione, sottolinea che «alla fine ci sono due monete: quella nazionale con cui vengono pagati i salari, ma i cellulari, dvd, ecc… si possono comprare solo in dollari».

«Il cambiamento in corso a Cuba – spiega Danys – tocca tutti, inoltre se ne è parlato tranquillamente per la strada, al contrario di ciò che spesso succedeva in passato».

Perché i cubani hanno dovuto aspettare fino al 2008 per acquistare, senza infrangere divieti, dei cellulari? Il governo ha detto che la motivazione era tecnica, ossia dovuta a una limitata connessione satellitare e una carenza di produzione energetica che non avrebbero permesso a tutti i cubani di avere una linea mobile.

È stato poi cancellato il divieto a pernottare in strutture alberghiere sull’isola, adesso i cubani possono soggiornare anche nelle località turistiche come la nota Varadero, oasi fino ad oggi frequentate esclusivamente da stranieri.

I cambiamenti sono stati comunque graduali poiché il governo cubano aveva già abolito nel 2001 il divieto con cui si proibiva ai cubani di parlare agli stranieri. Entrambi i divieti erano stati motivati dal regime affermando che servivano per impedire il diffondersi della prostituzione sull’isola. Bisogna infatti ricordare che a partire dalla crisi economica degli anni ’90 era cresciuta vertiginosamente la prostituzione in particolare a l’Avana e nelle località turistiche. Il fenomeno dei jineteros e delle jineteras che si prostituivano solo con stranieri per un guadagno ben maggiore è noto infatti internazionalmente.

Connettersi a Internet, invece, ancora non è possibile per i cubani, anche se a breve forse cambieranno le cose.

Da un lato l’opposizione al governo ha sempre sostenuto che l’accesso privato dei cittadini cubani a internet è stato vietato dal regime di Fidel Castro per stabilire un rigido controllo delle fonti d’informazione a cui potessero attingere i cubani impedendo quindi il flusso libero dell’informazione.

Le autorità cubane attribuiscono invece la colpa dell’assenza di internet all’embargo statunitense imposto sull’isola da quasi 50 anni. Per causa di questa misura si è impedito a Cuba di connettersi al cavo di fibra ottica che passa nello stretto di Florida, obbligando l’isola ad utilizzare altre connessioni satellitari molto più dispendiose.

Bisogna comunque puntualizzare che adesso il servizio Internet è usufruibile unicamente dai cubani dipendenti dei Ministeri con previa autorizzazione ed inoltre è disponibile per gli stranieri, ovviamente in dollari.

Il governo cubano ha giustificato la limitazione di accesso alla rete web affermando che la diffusione di Internet è proceduta secondo criteri di priorità sociale, privilegiando ad esempio alcune strutture come gli ospedali (attraverso la rete “Infomed” appositamente dedicata alle informazioni mediche), l’Università, il sistema bancario e finanziario, quello postale e delle telecomunicazioni e le strutture turistiche (hotel, aeroporti internazionali, ecc.).

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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2 risposte a Cuba post Fidel

  1. antonio ha detto:

    cara Barbara, quelle da te raccontate sono solo migliorie di facciata! lasciatelo dire da uno che a Cuba ci vive 1 mese all’anno e lasciati dire che, ad es. la mia compagna infermiera plurispecializzata, con 18 cuc al mese non può permettersi neanche una saponetta palmolive, figuriamoci PC, cellulare, ecc. Meno male che ci sono io; per non parlare del fatto che da più di 3 anni sta aspettando il permesso per espatriare (kafkiano!!)

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  2. barbarameoevoli ha detto:

    caro Antonio, sicuramente vivendo un mese all’anno a Cuba la conosceria meglio di me, io ho vissuto solo un mese l’anno scorso in una casa in cui viveva una famiglia cubana, vivendo in pesos cubanos come loro, mangiando come loro, camminando per un’ora per arrivare al centro perchè gli autobus sono pochi, non potendo quasi accedere ai prodotti in cuc, ecc… lo so che è dura. Ma è dura per tutti i cubani, non come nel resto del mondo capitalista in cui è facile per parte della popolazione e per il resto è durissima, quasi da suicidio. La saponetta palmolive o si da la possibilità a tutti i cubani di comprarla o non se la può comprare nessuno, questo è il punto.

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