Referendum a Santa Cruz: sconfitta o vittoria dell’opposizione?

Autonomia regionale vs governo centrale

 

Cartina della Bolivia

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A favore di una maggiore autonomia della provincia più ricca della Bolivia non ci sono solo i grandi proprietari terrieri e industriali ma anche parte degli elettori che votarono per il governo progressista di Evo Morales. I risultati del referendum del 4 maggio parlano chiaro: il Tribunale elettorale di Santa Cruz ha dichiarato che, con un terzo di schede scrutinate, il Sì per l’approvazione dello statuto indipendentista ha raggiunto l’85% e l’astensione registrata è stata pari al 36%.

Per il governo di Morales il referendum è stata una “sconfitta scandalosa” del Comitato autonomista di Santa Cruz poiché sommando il numero di voti del “No” con il numero di persone che si sono astenute si è arrivati a un 48,3%, che rappresenta quindi la popolazione contraria al regime autonomista sancito nello statuto.

Per l’opposizione invece si tratta di una chiara vittoria a favore dell’autonomia di Santa Cruz. Ed infatti il governatore della provincia Ruben Costas e il dirigente del partito di opposizione “Podemos” ed ex-candidato alla presidenza, Jorge Quiroga, hanno coinciso nel considerare il risultato della votazione come un esplicito segnale della popolazione a favore di un nuovo modello di stato federalista in alternativa all’attuale modello centralizzato.

Bisogna ricordare che, il governo non ha impedito lo svolgimento del referendum, facendo intervenire le forze dell’ordine, ma ha chiamato la popolazione ad astenersi dal votare in una consultazione che lo stesso Tribunale elettorale nazionale, massima istituzione competente in materia, ha definito illegittima. L’astensionismo è stato comunque elevato se lo si compara con il 18,43% registrato a Santa Cruz nelle elezioni presidenziali del dicembre 2005.

Anche considerando, sia l’astensione come una negativa all’autonomia, sia come plausibile un margine di frode elettorale a favore del Sì denunciato dal governante partito “Movimento al Socialismo” (Mas), il risultato della votazione ha rivelato una provincia di Santa Cruz spaccata in due blocchi contrapposti. La spinta autonomista non è quindi riducibile a un’iniziativa della minoranza, formata dai ricchi proprietari e alcuni gruppi xenofobi, sostenuta dall’Ambasciata statunitense a La Paz.

Fonte www.abi.bo

Anche se la consultazione popolare è stata promossa come strumento per opporsi alla politica governativa da “Podemos”, partito che rappresenta sicuramente gli interessi di chi detiene il potere economico a Santa Cruz, il risultato della votazione mostra che anche gli strati poveri della popolazione sono nettamente divisi nel sostegno o rifiuto della figura del primo presidente indigena della storia della Bolivia, Morales. Nei quartieri poveri della capitale di Santa Cruz infatti si sono fronteggiati i “criollos”, discendenti dei bianchi europei, e i “collas”, parola dispregiativa con cui si definiscono gli indigeni degli altipiani delle Ande. E il referendum, più che una consultazione della popolazione sul tema dello statuto che attribuisce alla provincia rilevanti competenze sottratte allo stato, si è trasformato quindi nella manifestazione dell’appoggio o meno al governo socialista di Morales.

Ruben Costas ha ammesso comunque che il referendum non ha creato immediatamente uno statuto d’autonomia della provincia, ma che “adesso l’importante è arrivare a un grande accordo nazionale per dare sicurezza giuridica alla volontà dei cittadini di Santa Cruz”. L’opposizione arroccata nelle sue posizioni intransigenti rispetto alla maggior parte dei temi affrontati dalla nuova Costituzione promossa da Morales sta dimostrando così di voler scendere a patti con il governo.

I prossimi referendum sugli statuti d’autonomia rappresenteranno quindi ulteriori prove per il governo e sono previsti il primo giugno nelle province di Beni e Pando, ed il 22 giugno a Tarija, la provincia che racchiude l’80% delle riserve di gas naturale della Bolivia.

Sul valore delle consultazioni regionali il Tribunale elettorale ha comunque sancito che l’entrata in vigore di uno statuto autonomo sarebbe legittima solo previa adozione da parte del Parlamento nazionale e che i referendum fornirebbero quindi solo una chiave di lettura della Costituzione senza essere vincolanti. Inoltre sia l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) che il Gruppo di Rio, formato da quasi tutti gli stati dell’America latina e dei Caraibi, e in particolare i “paesi amici” Argentina, Brasile e Colombia hanno manifestato il loro appoggio alle iniziative di dialogo fra governo e autonomisti.

Fonte www.abi.bo

Conclusasi la votazione, Morales ha dichiarato che reputa comunque “illegale” il referendum di Santa Cruz ma ha aperto la strada al dialogo con tutti i governatori delle province, convocandoli a incontrarsi con il governo “per costruire una vera autonomia regionale nel rispetto della Nuova costituzione”. Ed ha sottolineato che il prossimo referendum che sarà organizzato sarà quello nazionale per l’approvazione della Costituzione, fondata sui principi della redistribuzione del reddito e sulla rivalorizzazione del ruolo degli indigeni all’interno della società.

Due mondi a confronto: l’indigeno e l’occidentale. Sarà possibile una negoziazione? Si troverà un punto d’incontro fra le due anime del paese?

Barbara Meo Evoli, 6 MAGGIO 2008

www.meoevoli.eu

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