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	<title>Un Nuovo Mondo</title>
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	<description>Notizie dall&#039;America Latina - Barbara Meo Evoli</description>
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		<title>Colombia, la dura lotta dei minatori invisibili</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 15:40:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli MEDELLIN &#8211; Il progetto dell&#8217;Impresa pubblica di Medellìn (Epm) avrà un altissimo impatto ambientale e ridurrà drasticamente la biodiversità. Il collettivo Hidroituango ha denunciato che la costruzione della maggiore centrale idroelettrica del paese produrrà un’ennesima migrazione forzata della popolazione. È l’alba sulle sponde del fiume Cauca nel nord della Colombia e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1856&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di</strong> <strong>Barbara Meo Evoli</strong></p>
<div id="attachment_1857" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/09/5-alla-ricerca-dei-granelli-preziosi-plan-de-icura-bricec3b1o-colombia-r.jpg"><img class="size-medium wp-image-1857" title="Alla ricerca dei granelli preziosi - Plan de Icura - Briceño - Colombia R" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/09/5-alla-ricerca-dei-granelli-preziosi-plan-de-icura-bricec3b1o-colombia-r.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Uno dei minatori che lavorano sulla riva del fiume Cauca</p></div>
<p><strong>MEDELLIN &#8211; Il progetto dell&#8217;Impresa pubblica di Medellìn (Epm) avrà un altissimo impatto ambientale e ridurrà drasticamente la biodiversità. Il collettivo Hidroituango ha denunciato che la costruzione della maggiore centrale idroelettrica del paese produrrà un’ennesima migrazione forzata della popolazione.</strong></p>
<p><span id="more-1856"></span>È l’alba sulle sponde del fiume Cauca nel nord della Colombia e migliaia di minatori si dirigono verso la riva ricca d’oro inerpicandosi fra le rocce con gli strumenti di lavoro in spalla. Fino al tramonto tutti i giorni della settimana le mani laboriose dei minatori scavano, spaccano pietre, lavano la terra alla ricerca del metallo prezioso che da secoli viene estratto nella zona.</p>
<p>Ma dall’anno scorso i lavoratori del fiume vivono con un incubo: essere obbligati ad abbandonare le sponde inospitali del Cauca e ritrovarsi senza il lavoro che molti svolgono da quando sono bambini. L’Impresa pubblica di Medellín (Epm) ha iniziato a costruire sul fiume la più grande centrale idroelettrica della Colombia che, secondo il progetto, dovrebbe generare 2 mila 400 mega watt, ovvero un quinto della domanda di energia del paese. L’enorme diga di 225 metri di altezza, che sarà eretta fra il municipio di Ituango e Briceño nella regione di Antioquia, costerà circa 3 miliardi di dollari.</p>
<p>La costruzione di questa infrastruttura e l’inondazione della vallata, secondo l’ingegnere ed esperto in drenaggio Gabriel Echeverri Ossa, non solo priverà del proprio lavoro migliaia di minatori e contadini della zona ma genererà un’enorme quantità di biossido di carbonio e metano, farà estinguere centinaia di specie di flora e fauna e ridurrà drasticamente l’offerta d’acqua per il consumo umano e animale. Non solo. Le acque stantie rischiano di portare malattie per la popolazione come febbre gialla, malaria e dengue. Così i futuri sfollati dal progetto dell’impresa Epm hanno costituito in difesa dei propri interessi l’associazione Asomituango e scelto come portavoce una donna di 29 anni dallo sguardo impavido e le mani segnate dal lavoro: María Magdalena Muñoz.</p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/09/3-la-capanna-dallinterno-plan-de-icura-bricec3b1o-colombia-r1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1859" title="La capanna dall'interno - Plan de Icura - Briceño - Colombia R" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/09/3-la-capanna-dallinterno-plan-de-icura-bricec3b1o-colombia-r1.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>La sua famiglia ha sempre vissuto la maggior parte dell’anno sulla sponda del fiume in delle piccole capanne fatte con pali di legno raccolti sul bagno-asciuga e un tetto di plastica. La nonna Maria Bertilda Monsalva, 51 anni, e il nonno Gerardo de Jesus Muñoz, 61 anni, con l’estrazione artigianale dell’oro del Cauca hanno tirato su, oltre a Magdalena, altri dieci figli. Quando si sono sposati 35 anni fa vivevano in una casupola di terra in cima alla montagna, oggi, dopo una vita fatta di duro lavoro nella miniera e privazioni quotidiane, hanno potuto comprare un piccolo terreno.</p>
<p>“A causa della costruzione della diga – denuncia Maria Bertilda con voce saggia – perderemo il nostro lavoro. Il governo non può agire come se non esistessimo solo perché siamo gente umile”. Il marito concorda sottolineando che “il fiume è pubblico ed Epm non può impedire ai minatori di andare sulla riva a lavorare”, mentre una delle figlie, Alba Nelly di 28 anni, si domanda lucidamente tra le lacrime come farà a mantenere i suoi tre bambini. Per loro infatti per adesso non ci sarà cassa integrazione.</p>
<p>Le proteste dei minatori del ‘Plan de Icura’ del municipio Briceño dove lavora anche la famiglia Muñoz si sono intensificate dopo che a dicembre scorso l’esercito ha distrutto le capanne di 24 persone che vivevano sulla sponda del settore Tenche obbligandoli ad andarsene.</p>
<p>Maria Cecilia Zerna Posada, 45 anni, due figli e un marito malato, ha deciso di non tacere più le ingiustizie. “Se non potrò più estrarre l’oro &#8211; dichiara visibilmente preoccupata &#8211; i miei figli non potranno continuare a studiare. A riprova della poca importanza data ai minatori del mio settore – evidenzia con enfasi -, la strada che Epm sta costruendo sulle pendici della montagna è un pericolo per noi per il rischio di frane sulla sponda sottostante dove lavoriamo”.</p>
<p>Nella zona che si trova da decenni sotto il controllo della guerriglia marxista dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln), da quando è iniziata la costruzione della gigantesca infrastruttura, sono state inviate centinaia di soldati e di vigilanti privati. Secondo il collettivo Hidroituango formatosi l’anno scorso e composto da organizzazioni sociali, sindacati e politici, la militarizzazione della vallata ha inasprito il conflitto armato esistente da circa cinquanta anni e vi è il rischio che generi un’ennesima migrazione forzata della popolazione. La Colombia è il paese con il maggior numero di rifugiati per violenza al mondo: secondo l’ong Codhes ad oggi vi sono ben 5,2 milioni di ‘<em>desplazados</em>’, la maggior parte provengono dalle zone rurali, sono indigeni e afro-colombiani, e Antioquia è la regione al primo posto per quantità di espulsioni e ricezioni.</p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/09/7-i-tre-lavoratori-inseparabili-plan-de-icura-bricec3b1o-colombia-r.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1860" title="I tre lavoratori inseparabili - Plan de icura - Briceño - Colombia R" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/09/7-i-tre-lavoratori-inseparabili-plan-de-icura-bricec3b1o-colombia-r.jpg?w=200&#038;h=300" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p>“A marzo l’esercito ha minacciato di cacciarci via con la forza dal ‘Plan de Icura’ – afferma Fabio Ramirez -, ci ha accusato di essere degli invasori abusivi delle sponde, ormai proprietà di Epm, e degli alleati dei guerriglieri. L’alone di sospetto che hanno costruito potrebbe giustificare una persecuzione contro noi lavoratori – conclude amaramente – perciò viviamo nella paura”.</p>
<p>La presa di posizione del governatore della regione più ricca della Colombia, Antioquia, non si è fatta attendere. Qualche mese fa, a seguito della sospensione di un altro grande progetto idroelettrico sul fiume Porce causata dalle proteste degli abitanti, Luis Alfredo Ramos ha dichiarato che molti minatori del Cauca erano degli “opportunisti” e dei “furbi” che si erano recati sulle sponde solo per ricevere un’indennità da parte del governo.</p>
<p>Dalle parole ai fatti. A marzo il cavo a cui si agganciavano i lavoratori per attraversare il fiume e arrivare sulla sponda dove estraggono l’oro è stato tagliato tre volte. “Sono stati dei soldati – denuncia, vincendo il timore di una rappresaglia, Cesar Augusto Espinoza Marzo –, li abbiamo visti. Oggi siamo obbligati a camminare sotto il sole, invece che per 30 minuti, per tre ore e dobbiamo portarci in spalla tutto il cibo necessario a sfamarci per una settimana, visto che dove abbiamo eretto le capanne non c’è assolutamente niente: né fogne, né elettricità, né segnale del cellulare”.</p>
<p>Da quando sono stati comprati da Epm i terreni sulle rive del fiume il personale della società di sicurezza Vise ha iniziato a registrare tutti gli accessi dei minatori ma anche a lanciare ripetute intimidazioni contro di loro. “Ogni volta che andiamo via dall’accampamento sulla sponda – dice con rabbia Eleazar de Jesus Arena -, i vigilanti privati ci avvertono che se dovessimo rimanere più di due giorni fuori non ci permetterebbero di tornare nella miniera. Così – prosegue &#8211; circa 500 minatori, degli oltre mille che eravamo, hanno già lasciato l’accampamento per paura di ritorsioni e sono andati a cercare lavoro altrove”.</p>
<p>La storia dei minatori e contadini dei municipi attraversati dal fiume Cauca dimenticati dal governo è un triste copione che si ripete anche in altre regioni colombiane come Huila e Santander e in altri paesi latinoamericani come il Brasile e il Messico dove sono in costruzione altre dighe (Belo Monte e El Zapotillo) per la produzione di energia idroelettrica.</p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/09/9-loro-estratto-in-una-settimana-plan-de-icura-bricec3b1o-colombia-r.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1861" title="9 - L'oro estratto in una settimana - Plan de Icura - Briceño - Colombia R" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/09/9-loro-estratto-in-una-settimana-plan-de-icura-bricec3b1o-colombia-r.jpg?w=300&#038;h=166" alt="" width="300" height="166" /></a>“Non vi sono norme che impongono alle imprese incaricate di grandi opere pubbliche di generare benefici anche per le comunità locali” spiega Ivan Cepeda, deputato e attivista dei diritti umani colombiano. “La costruzione di colossali infrastrutture come quella del Cauca, oltre a provocare la distruzione dell’ecosistema, scatena violenze ai danni della popolazione e lo spostamento di migliaia di sfollati verso altre regioni”.</p>
<p>La leader dei minatori e portavoce di Asomituango Magdalena Muñoz chiede qualcosa di semplice, eppure così difficile da ottenere: il rispetto dei diritti degli abitanti che da decenni vivono delle risorse della terra senza deturpare la natura.</p>
<p><a title="Sito ufficiale di Barbara Meo Evoli" href="http://www.meoevoli.eu"><strong>www.meoevoli.eu</strong></a></p>
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		<title>A volte l&#8217;aiuto consolare serve</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 00:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunità italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli MARACAIBO &#8211; Sisto Agrippino è stato colpito da un blocco respiratorio e ricoverato presso l’Ospedale Centrale pubblico di Maracaibo dove non vi era disponibilità dei farmaci necessari. Subito dopo è intervenuto il Consolato italiano erogando un sussidio e fornendo dei medicinali all&#8217;anziano italiano emigrato negli anni &#8217;50. Meno male che c’è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1842&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/baston.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1843" title="baston persona anciana en venezuela" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/baston.jpg?w=273&#038;h=179" alt="" width="273" height="179" /></a></p>
<p><strong>MARACAIBO &#8211; Sisto Agrippino è stato colpito da un blocco respiratorio e ricoverato presso l’Ospedale Centrale pubblico di Maracaibo dove non vi era disponibilità dei farmaci necessari. Subito dopo è intervenuto il Consolato italiano erogando un sussidio e fornendo dei medicinali all&#8217;anziano italiano emigrato negli anni &#8217;50.</strong></p>
<p><span id="more-1842"></span>Meno male che c’è il Consolado, altrimenti Sisto Agrippino forse già non sarebbe più tra noi. L’anziano italiano affetto da enfisema polmonare e insufficienza respiratoria si trova ricoverato da dieci giorni presso l’Ospedale Centrale pubblico di Maracaibo.</p>
<p>A causa della sospensione della polizza Rescarven concessa dal Consolato fino a dicembre, la moglie, Dora Roja de Agrippino, non ha potuto far curare Sisto, 73 anni, in una clinica privata. I medici hanno diagnosticato al paziente due blocchi respiratori ma nella struttura pubblica non vi era disponibilità dei farmaci molto costosi che erano stati prescritti.</p>
<p>Lunedì, con l’aiuto di Salvatore Natale Bruno, il portavoce degli anziani che avevano protestato contro la sospensione dell’assicurazione sanitaria a febbraio, la moglie di Sisto si era rivolta al Consolato d’Italia di Maracaibo per chiedere aiuto per l’emergenza. Così non essendo ancora stata attivata la nuova convenzione medica, il Consolato aveva erogato un primo sussidio di 2.000 bolívares anticipando a Sisto Agrippino la somma che spetta agli italiani bisognosi. La moglie dell’anziano italiano, dopo aver telefonato ripetutamente al numero di emergenza della sede consolare di Maracaibo, che è diretta da un Reggente e non da un console, si è rivolta al Consolato generale di Caracas. Anche grazie alla sensibilità del funzionario Federico Valletta che ha ricevuto la telefonata di Dora, il Consolato di Caracas ha risposto immediatamente all’urgenza senza perdere tempo con procedure amministrative e lungaggini burocratiche.</p>
<p>Così è stata disposta l’erogazione di un ulteriore sussidio per Sisto Agrippino ed è stata attivata la convenzione con Locatel per il somministro di farmaci gratuiti ai connazionali bisognosi.</p>
<p>“Ringrazio il Consolato per l’aiuto che ci ha fornito – ha detto Dora de Agrippino – Martedì oltre a ricevere un secondo sussidio, sono potuta andare a ritirare in farmacia le medicine per mio marito. Sisto aveva bisogno di un’attenzione medica immediata visto che i polmoni non gli funzionavano più. Ho perso quattro figli su cinque – afferma singhiozzando –, senza l’aiuto consolare non so come avrei fatto”.</p>
<p>Il Console generale Giovanni Davoli ha tenuto a precisare che, per attivare la nuova assicurazione sanitaria a favore di Sisto Agrippino, è necessario semplicemente che sia inoltrata una richiesta formale al Consolato di Maracaibo. “Se necessario la polizza medica verrà accessa – ha detto il diplomatico che ha dimostrato attenzione verso le necessità dei più deboli –, fino ad oggi ho autorizzato unicamente l’attivazione della convenzione firmata recentemente dal Consolato con Locatel che permette di ottenere i farmaci gratuitamente”.</p>
<p><a title="Sito ufficiale di Barbara Meo Evoli" href="http://www.meoevoli.eu"><strong>www.meoevoli.eu</strong></a></p>
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		<title>Liberato il commerciante Antonio Grassano</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 00:03:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica e Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli CARACAS – Venerdì è stato liberato dalla polizia scientifica Cicpc il commerciante di origine italiana Antonio Grassano Urbina di 33 anni che era stato sequestrato il primo marzo nella zona El Milagro a Maracay. Il capo della banda di sequestratori si trovava in prigione al momento del delitto. Il direttore della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1838&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><strong><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/sequestro.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1839" title="sequestro" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/sequestro.jpeg?w=500" alt=""   /></a>CARACAS – Venerdì è stato liberato dalla polizia scientifica Cicpc il commerciante di origine italiana Antonio Grassano Urbina di 33 anni che era stato sequestrato il primo marzo nella zona El Milagro a Maracay. Il capo della banda di sequestratori si trovava in prigione al momento del delitto.</strong></p>
<p><strong><span id="more-1838"></span></strong>Il direttore della Cicpc Wilmer Flores Trosel ha fatto sapere che, durante il blitz nel quartiere Rosario de Paya di Turmero nello stato Aragua dove si trovava il sequestrasto, sono stati uccisi due malviventi: Cruz Silva e José Rincón Silva. Inoltre sono state arrestate sette persone, tra cui due erano dei ricercati: Over Blanca Manrique, Francisco Pérez Pineda, Néstor Viloria Tudares, Eduardo Bracho Velasco, Eudo Ferrer Noguera, Oscar Rincón Rangel e Luis Lucas Lecuna Hurtado.</p>
<p>Grazie agli arresti di giovedì scorso, la polizia ha annunciato lo smantellamento di una delle bande più pericolose del paese,‘I simultanei del sequestro’, che operava allo stesso tempo in diversi stati del Venezuela: Lara, Cojedes, Zulia, Guárico, Aragua e Carabobo. Il gruppo di malviventi era diretto da Freddy Sáez, soprannominato ‘Il padre’, che sorprendentemente era detenuto nella carcere Uribana nello stato Lara. Questo particolare fa riflettere sulla sicurezza delle prigioni e sul funzionamento del sistema punitivo venezuelano che permette a un detenuto di continuare a delinquere dall’interno delle mura di un istituto penitenziario. Le carceri, secondo la legge, dovrebbero avere il compito di sanzionare e rieducare i detenuti, ma non sembra che questo avvenga.</p>
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		<title>La presidente della Consulta degli emiliani nel mondo in visita in Venezuela</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 23:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunità italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli CARACAS &#8211; La presidente della Consulta Silvia Bartolini ha assicurato che, in collaborazione con le associazioni, l’anno prossimo si svolgerà una manifestazione culturale in Venezuela. Ha sostenuto poi: &#8220;La Regione non finanzia le sedi e le feste delle organizzazioni, ma unicamente i progetti che vincono i bandi&#8221;. “Non avremmo fatto l’Unità [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1833&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_1834" class="wp-caption aligncenter" style="width: 276px"><strong><strong><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/1-la-console-di-caracas-cuppellini-il-presidente-della-casa-ditalia-lualdi-bartolini-e-la-presidente-dellassociazione-degli-emiliani-vannini.jpg"><img class="size-medium wp-image-1834" title="La console di Caracas Cuppellini, il presidente della Casa d'Italia Lualdi, Bartolini e la presidente dell'associazione degli emiliani Vannini" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/1-la-console-di-caracas-cuppellini-il-presidente-della-casa-ditalia-lualdi-bartolini-e-la-presidente-dellassociazione-degli-emiliani-vannini.jpg?w=266&#038;h=177" alt="" width="266" height="177" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">La console di Caracas Cuppellini, il presidente della Casa d&#039;Italia Lualdi, Bartolini e la presidente dell&#039;associazione degli emiliani Vannini</p></div>
<p><strong>CARACAS &#8211; La presidente della Consulta Silvia Bartolini ha assicurato che, in collaborazione con le associazioni, l’anno prossimo si svolgerà una manifestazione culturale in Venezuela. Ha sostenuto poi: &#8220;La Regione non finanzia le sedi e le feste delle organizzazioni, ma unicamente i progetti che vincono i bandi&#8221;.<br />
</strong></p>
<p><span id="more-1833"></span>“Non avremmo fatto l’Unità d’Italia senza gli italiani all’estero” ha affermato ieri durante il rinfresco offerto dalla Casa d’Italia la presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo Silvia Bartolini.</p>
<p>Arrivata in Venezuela mercoledì, l’ex assessore di Bologna si è recata innanzitutto a Barquisimeto, poi a Valencia e infine a Caracas dove ha concluso la sua visita.</p>
<p>“Sono venuta per conoscere le associazioni emiliano-romagnole di questo paese – ha detto – e per organizzare una prossima missione”.</p>
<p>Domenica, dopo le tappe fuori dalla capitale, l’associazione degli Emiliano romagnoli di Caracas ha organizzato, in onore dell’ex consigliera comunale di Bologna Bartolini, una visita della casa di riposo Villa Pompei a San Antonio de los Altos dove, in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, è stata apposta una targa commemorativa sulla statua di bronzo donata dai fondatori dell’associazione. In seguito alle 12 il Centro italiano venezolano ha offerto un brindisi di benvenuto a Bartolini a cui hanno partecipato circa quaranta membri dell’associazione, tra i quali molti bambini della nuova generazione.</p>
<p>Riguardo alle associazioni emiliano-romagnole in Venezuela, Bartolini ha sostenuto: “sono tre organizzazioni vive. Anche grazie alla mia visita, forse ne nascerà una nuova a Maracay – poi ha puntualizzato -. Noi, al contrario di altre regioni, non finanziamo né le sedi né le feste, ma unicamente i progetti presentati dalle associazioni che concorrono per dei bandi nel campo della cultura, del cinema, della pittura. L’obiettivo della Consulta, in applicazione di una legge del 2006, è spingere le organizzazioni a crescere nella qualità delle proposte lasciando alle spalle una stagione fatta di soli momenti associativi così da poter attirare nelle attività svolte anche i giovani”.</p>
<p>In progetto per marzo dell’anno prossimo vi è una grande manifestazione da svolgersi nelle tre città in cui hanno sede le associazioni. “Vorremmo portare in Venezuela la mostra ‘Architetti e ingegneri dell&#8217;Emilia-Romagna nel mondo’ che è già stata esposta a San Paolo, Ginevra, Bologna e a breve arriverà in Argentina e in Cile. Fra i progetti vi è anche quello di far suonare i brani di Giuseppe Verdi da dieci professionisti dell’Orchestra del Teatro Regio di Parma nell’ambito delle celebrazioni dell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Oltre agli eventi culturali ed artistici vorremmo svolgere iniziative istituzionali insieme all’Istituto di commercio estero per la promozione degli imprenditori emiliano-romagnoli”.</p>
<p>La presidente della Consulta è rimasta inoltre colpita dai centri italo-venezolani che ha visitato a Caracas, Barquisimeto e Valencia: “Sono meravigliosi ed estremamente ben gestiti – ha aggiunto &#8211; La  Casa d’Italia è la prima struttura fondata da emigranti in America latina e sicuramente – ha sottolineato &#8211; la più prestigiosa”.</p>
<p>Oltre a Bartolini, ieri durante il rinfresco sono intervenuti il presidente della Casa d’Italia Franco Lualdi, la presidente dell’associazione Emilia-Romagna di Caracas Marisa Vannini e la console di Caracas Jessica Cuppellini che ha posto l’accento sulla necessità che anche le Regioni, in particolare in un periodo di crisi come l’attuale, aiutino gli italiani emigrati all’estero.</p>
<p>Bartolini, nominata nel 2006 e riconfermata nel 2010, ha concluso ricordando che l’Emilia Romagna è oggi una delle regioni più ricche d’Europa anche grazie alle rimesse inviate durante decenni dagli emigranti sparsi in tutto il mondo. “Non si può dimenticare il debito di riconoscenza che gli emiliani hanno verso coloro che risiedono all’estero, per questo che la Regione ha deciso di affidar loro il ruolo di ambasciatori”.</p>
<p>“I connazionali in Venezuela e nel mondo hanno un orgoglio nazionale che molti italiani della penisola hanno perso – ha concluso – Al termine del mio viaggio mi sono convinta che il Venezuela è uno dei paesi più italiani al mondo e quindi è importante che le istituzioni italiane, sia le regioni, che le province che i comuni, diano maggiore attenzione alla collettività qui presente”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a title="Sito ufficiale di Barbara Meo Evoli" href="http://www.meoevoli.eu"><strong>www.meoevoli.eu</strong></a></p>
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		<title>Il Partito democratico viene a Caracas</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 00:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli CARACAS &#8211; Si sono svolte tra il 18 e il 21 per la prima volta le riunioni del coordinamento Sudamerica del Partito democratico a Caracas. Presenti tre rappresentanti provenienti da Argentina, Brasile e Colombia e il deputato Porta. Grazie al fatto che una piccola parte dei finanziamenti pubblici ricevuti dal Partito [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1829&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/la-riunione-del-coordinamento-del-pd-a-caracas-con-fabio-porta.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1830" title="La riunione del coordinamento del Pd a Caracas con il deputato Fabio Porta" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/la-riunione-del-coordinamento-del-pd-a-caracas-con-fabio-porta.jpg?w=283&#038;h=211" alt="" width="283" height="211" /></a><strong>CARACAS &#8211; Si sono svolte tra il 18 e il 21 per la prima volta le riunioni del coordinamento Sudamerica del Partito democratico a Caracas. Presenti tre rappresentanti provenienti da Argentina, Brasile e Colombia e il deputato Porta.</strong></p>
<p><span id="more-1829"></span>Grazie al fatto che una piccola parte dei finanziamenti pubblici ricevuti dal Partito democratico sono stati utilizzati per il coordinamento estero, il fine settimana scorso si è tenuta la prima riunione del Pd in Venezuela.</p>
<p>Sono arrivati venerdì 18 dall’Argentina il coordinatore Francesco Rotundo, dal Brasile Claudia Antonini, dalla Colombia Davide Bocchi e da Roma il deputato eletto nella ripartizione Meridionale Fabio Porta.</p>
<p>Rotundo aveva proposto al Pd che i rimborsi per le spese elettorali venissero dirottati all’estero in proporzione ai voti ottenuti dal partito nella ripartizione corrispondente. “La risposta del segretario Pierluigi Bersani e del responsabile estero Eugenio Marino – ha detto Rotundo – è stata positiva. Così il coordinamento Sudamerica ha deciso di effettuare la sua prima riunione a Caracas, la prossima si terrà tra un mese a Montevideo e entro la fine dell’anno torneremo in Venezuela per incontrare la collettività”.</p>
<p>Infatti la prima visita del coordinamento, che si è svolta a Caracas tra il 18 e il 21, può considerarsi come una missione ‘in avanscoperta’, in cui i rappresentanti del Pd hanno stabilito i primi contatti con gli esponenti dei patronati, del Comites, del Cgie, del Centro italo-venezolano e dell’Ambasciata, ma non hanno organizzato un’assemblea aperta a tutta la collettività.</p>
<p>Il deputato Porta ed il coordinatore Rotundo sono stati ricevuti dall’ambasciatore Paolo Serpi con il quale sono stati affrontati i principali temi del rapporto bilaterale Italia-Venezuela e della presenza italiana nel paese. La delegazione presso il Centro Italiano Venezolano di Caracas ha ricevuto il benvenuto dal presidente del Civ Mario Chiavaroli che ha sottolineato come il club è sempre aperto a tutte le iniziative a favore della collettività.</p>
<p>All’incontro al Civ era presente il presidente del Comites di Caracas, Michele Buscemi, che, a nome di tutti i consiglieri, ha chiesto un impegno del Pd affinché si svolgano il prima possibile le elezioni per il rinnovo dei Comites e del Cgie, che dovrebbero avvenire entro il 2012, e affinché sia approvata in Parlamento una riforma di questi organismi.</p>
<p>A seguito della riunione, la delegata brasiliana Claudia Antonini ha potuto rilevare in Venezuela un quadro di problematiche analogo a quello degli altri paesi sudamericani. “Il coordinamento s’impegnerà a dare seguito a questo utile confronto – ha affermato &#8211; creando un gruppo di studi che cercherà di trovare le soluzioni adatte a tutti i connazionali che vivono in Sudamerica”.</p>
<p>Fabio Porta ha illustrato le proposte presentate dal Pd in Parlamento nella convinzione che, alle prossime elezioni, il partito otterrà successo in Italia e all’estero, così da poter riprendere il cammino avviato dal governo di Romano Prodi a favore degli italiani nel mondo.</p>
<p>La delegazione si è recata in Venezuela per conoscere la realtà locale e per presentare le prossime iniziative del Partito Democratico in America Meridionale.</p>
<p>Lo stesso Rotundo ha ammesso che la comunità italiana residente nella terra di Bolívar era stata un po’ dimenticata dal Pd negli ultimi anni. “Abbiamo deciso di svolgere la prima riunione del coordinamento proprio qui – ha sostenuto &#8211; per dimostrare la nostra vicinanza alla collettività italiana di questo paese”.</p>
<p>“Abbiamo l’intenzione di creare uno sportello a Caracas che avrà competenza anche per la Colombia, il Perù e l’Ecuador – ha promesso il coordinatore – per ascoltare i problemi degli italiani senza distinzione di partito. Abbiamo scelto il Venezuela proprio per la sua numerosa ed attiva collettività”.</p>
<p>Riguardo alla problematiche rilevate durante il soggiorno, Rotundo afferma: “abbiamo ascoltato le stesse lamentele presenti in tutti gli altri paesi latinoamericani: le carenze nell’assistenza diretta e indiretta e la riduzione dei contributi alla lingua, la cultura e la stampa all’estero”.</p>
<p>“I drastici tagli degli ultimi tre anni alle collettività nel mondo – conclude – hanno pesato molto di più in Sudamerica che in altri paesi. Il governo deve capire che gli italiani all’estero non sono una spesa ma una risorsa per l’Italia”.</p>
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			<media:title type="html">La riunione del coordinamento del Pd a Caracas con il deputato Fabio Porta</media:title>
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		<title>Comites di Puerto Ordaz, l&#8217;attenzione verso gli anziani</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 00:24:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunità italiana]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza ai bisognosi]]></category>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli CARACAS &#8211; Ci sono Comites che lavorano e Comites che lavorano poco nel mondo. Il Comites di Puerto Ordaz di recente formazione cerca di assistere gli italiani bisognosi ma quanto è effettiva la sua azione? La prima preoccupazione del Comites di Puerto Ordaz sono gli anziani italiani che, pur avendo lavorato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1824&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/rosario-puleo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1825" title="rosario puleo" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/rosario-puleo.jpg?w=192&#038;h=256" alt="" width="192" height="256" /></a></p>
<p><strong>CARACAS &#8211; Ci sono Comites che lavorano e Comites che lavorano poco nel mondo. Il Comites di Puerto Ordaz di recente formazione cerca di assistere gli italiani bisognosi ma quanto è effettiva la sua azione?</strong></p>
<p><span id="more-1824"></span>La prima preoccupazione del Comites di Puerto Ordaz sono gli anziani italiani che, pur avendo lavorato tutta la vita, oggi si ritrovano senza niente o quasi. Molti di questi hanno perso la cittadinanza italiana per acquistare la venezuelana e quindi non possono neanche essere assistiti dal Consolato.</p>
<p>Il presidente del Comitato per gli italiani all’estero Rosario Puleo dice: “abbiamo lottato affinché a tanti connazionali della terza età venisse riassegnata l’assicurazione sanitaria che era stata sospesa dal Consolato e che oggi è stata riattivata”. “Noi ci siamo impegnati – dichiara &#8211; affinché i numerosi italiani arrivati negli anni ’50, che oggi sono indigenti ma che hanno contribuito allo sviluppo dell’Italia, potessero riacquistare la cittadinanza italiana”. Come infatti rivela il censimento del 2001, gli italiani che hanno la possibilità di pagare la quota del Centro italo venezuelano e che hanno voce in Venezuela sono solo la parte visibile di una collettività che è ben più ampia. Per esempio a Caracas Libertador e Petare sono il municipio e la parrocchia con più italiani in Venezuela.</p>
<p>Per tendere una mano agli anziani in situazioni difficili, il Comites ha visitato l’anno scorso i patronati Inca e Inas della capitale con l’obiettivo di aprire una sede a Puerto Ordaz.</p>
<p>“Inoltre abbiamo fatto richiesta – spiega Puleo – di aprire un consolato in Oriente che potrebbe avre sede a Puerto Ordaz o Puerto La Cruz. Considerando che lo stato Bolívar infatti ha una superficie di una volta e mezzo l’Italia, oggi i connazionali devono percorrere migliaia di kilometri per andare a Caracas per fare una pratica”.</p>
<p>Fortunatamente vi sono dei membri del Comites che sono dislocati nella zona orientale del paese. “Oltre al fatto che vi è un rappresentante al Tigre, Anaco, Upata e Puerto La Cruz, abbiamo deciso di svolgere la prossima riunione, il 9 aprile, a Maturín per ascoltare i problemi di quella collettività”.</p>
<p>Fra le attività svolte l’anno scorso Puleo ricorda l’offerta di un pacco regalo con vari prodotti alimentari consegnato a Natale ai numerosi italiani bisognosi e la cerimonia svolta in occasione della festa della Repubblica il 2 giugno 2010.</p>
<p>Per quanto riguarda la partecipazione dei giovani alla vita della collettività, Puleo sottolinea: “due ragazzi del Tigre hanno partecipato alla Conferenza mondiale dei giovani italiani all’estero svoltasi a Roma nel dicembre 2009”.</p>
<p>Il presidente del Comites di Puerto Ordaz, in carica da due anni e mezzo, spera inoltre poter organizzare nuovi eventi culturali e sportivi presso il centro italo venezolano della città: “a causa delle non buone relazioni con il Civ non abbiamo avuto tanto spazio l’anno scorso, ma a breve la giunta cambierà e speriamo così poter ampliare le nostre attività nel club”.</p>
<p>Poi conclude ricordando da un lato la giovane età del Comites: “l’organizzazione esiste da soli cinque anni ed il primo anno di vita è stato dedicato alla ricerca di una sede” e dall’altro la volontà dei suoi membri di “dare una mano ai più deboli grazie anche alla presenza di una segretaria che riceve le visite tutti i giorni”.</p>
<p><a title="Sito ufficiale di Barbara Meo Evoli" href="http://www.meoevoli.eu"><strong>www.meoevoli.eu</strong></a></p>
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		<title>Omicidio Petricca, la polizia segue la pista della banda dei rapinatori d&#8217;auto</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 23:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica e Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[delinquenza]]></category>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli CARACAS – Potrebbe trattarsi di una banda che si dedica a rapinare le automobili e che ha ucciso altre tre persone negli ultimi due mesi. Questo quello che emerge dalle indagini svolte dalla polizia scientifica Cicpc sull’omicidio di Glauco Petricca di domenica scorsa. L’italo-venezolano nato all’Aquila e nipote dei proprietari dell’università [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1821&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><strong><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/petricca-2.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-1822" title="Glauco Petricca" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/petricca-2.gif?w=500" alt=""   /></a>CARACAS – Potrebbe trattarsi di una banda che si dedica a rapinare le automobili e che ha ucciso altre tre persone negli ultimi due mesi. Questo quello che emerge dalle indagini svolte dalla polizia scientifica Cicpc sull’omicidio di Glauco Petricca di domenica scorsa.</strong></p>
<p><strong><span id="more-1821"></span></strong>L’italo-venezolano nato all’Aquila e nipote dei proprietari dell’università Santa Maria è stato ucciso a bruciapelo mentre era al volante della sua jeep nel paseo Los Ilustres a Caracas. Il commerciante di 39 anni ha ricevuto un colpo di pistola alla testa dopo essersi opposto a scendere dalla Grand Cherokee nera targata SBG-67Z che stava guidando. Dopo lo sparo dei delinquenti, Petricca, che è proprietario di un centro di lavaggio auto a San Antonio e padre di una bambina di sette anni, ha perso il controllo del veicolo e si è schiantato contro un albero.</p>
<p>Dopo il ritrovamento sul luogo del delitto del paraurti di una Toyota Corolla, la polizia ha ipotizzato che appartenesse al taxi bianco su cui si trovavano i malviventi al momento dell’omicidio.</p>
<p>La Cicpc ha già raccolto otto testimonianze ed è alla ricerca delle immagini dell’omicidio che potrebbero essere state riprese dalle numerose videocamere di sicurezza presenti nella zona. La polizia scientifica sta comparando gli indizi dell’omicidio di Petricca sia con i dati degli assassini di Carlos Alejandro Blanco Suárez, di Edgar Carrasquel e di Enrique Antonio Ramírez Rosario, sia con il modus operandi del sequestro di quattro dirigenti di Fedecamaras accaduto il 27 ottobre dell’anno scorso. Il primo è stato ucciso il 7 gennaio a La  Palmas vicino alla porta delle propria casa, il secondo ha ricevuto lo stesso giorno un colpo di pistola a La Florida e il terzo è morto al volante della sua automobile il 28 gennaio a Los Caobos.</p>
<p>Secondo le indagini svolte fino a ieri dalla Cicpc, gli assassini di Petricca potrebbero essere parte di una banda specializzata nella rapina di veicoli nelle zone di Las Palmas, Los Caobos, Santa Mónica e San Pedro nella capitale.</p>
<p>Il padre di Glauco, Antonio Petricca, ha denunciato l’inefficienza dei programmi intrapresi dal governo per ridurre la delinquenza a Caracas: “il problema è che non vi è controllo sulla vendita di armi e munizioni alla popolazione e spesso i delinquenti sono le stesse forze dell’ordine. All’esecutivo non interessa fare qualcosa sul serio per rendere il paese più sicuro”.</p>
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		<title>Un altro assassinio nell&#8217;anarchia di Caracas</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 23:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ospitebarbarameoevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunità italiana]]></category>
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		<category><![CDATA[caracas]]></category>
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		<category><![CDATA[omicidio petricca]]></category>
		<category><![CDATA[santa maria]]></category>

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		<description><![CDATA[CARACAS – È stato ucciso a bruciapelo Glauco Petricca mentre era al volante della sua jeep a Caracas. Il commerciante italo-venezolano, nipote dei proprietari dell’Università Santa Maria, ha ricevuto un colpo di pistola alla testa, mentre cercava di opporsi a una rapina. Domenica mentre stava riaccompagnando un amico a casa vicino alla strada Los Ilustres, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1818&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/petricca.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1819" title="omicidio gualco PETRICCA" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/petricca.jpg?w=206&#038;h=168" alt="" width="206" height="168" /></a></strong></p>
<p><strong>CARACAS – È stato ucciso a bruciapelo Glauco Petricca mentre era al volante della sua jeep a Caracas. Il commerciante italo-venezolano, nipote dei proprietari dell’Università Santa Maria, ha ricevuto un colpo di pistola alla testa, mentre cercava di opporsi a una rapina.</strong></p>
<p><strong><span id="more-1818"></span></strong>Domenica mentre stava riaccompagnando un amico a casa vicino alla strada Los Ilustres, Petricca si è fermato a comprare qualcosa a un Farmatodo. Subito dopo i malviventi si sono avvicinati alla Grand Cherokee nera targata SBG-67Z per rubargli il veicolo. Erano le otto si sera.</p>
<p>I delinquenti hanno sparato a distanza ravvicinata a Petricca, che è proprietario di un centro di lavaggio auto a San Antonio. A seguito del colpo di pistola la vittima ha perso il controllo del veicolo e si è schiantato contro un albero. L’italo-venezolano di 39 anni è morto sul colpo mentre l’amico è rimasto illeso.</p>
<p>Secondo la polizia che ha ritrovato per terra un paraurti di una Toyota Corolla, i malviventi si trovavano su un taxi bianco al momento dell’omicidio.</p>
<p>Il padre di Glauco, Antonio Petricca, ha denunciato l’inefficienza dei programmi intrapresi dal governo per ridurre la delinquenza a Caracas: “all’esecutivo non interessa fare qualcosa sul serio per rendere il paese più sicuro”.</p>
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		<title>Cuba, una nuova rivoluzione nell&#8217;istruzione</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 23:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ospitebarbarameoevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’AVANA &#8211; Il governo di Cuba ha deciso di rivoluzionare il proprio sistema d&#8217;istruzione: diminuire il numero di universitari a favore della formazione di figure professionali tecniche. Nell&#8217;isola infatti ben un decimo della popolazione è laureta. La misura vuole rispondere alle necessità espresse da economia e società: fin&#8217;ora si è puntato a fornire una formazione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1814&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/cuba.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1815" title="università cubana" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/cuba.jpg?w=230&#038;h=172" alt="" width="230" height="172" /></a><strong>L’AVANA &#8211; Il governo di Cuba ha deciso di rivoluzionare il proprio sistema d&#8217;istruzione: diminuire il numero di universitari a favore della formazione di figure professionali tecniche. Nell&#8217;isola infatti ben un decimo della popolazione è laureta.</strong></p>
<p><span id="more-1814"></span>La misura vuole rispondere alle necessità espresse da economia e società: fin&#8217;ora si è puntato a fornire una formazione universitaria al maggior numero possibile di persone, causando la diminuzione di mano d&#8217;opera e, conseguentemente, una deformazione economica: negli scorsi anni, le aziende hanno visto crescere il personale amministrativo e diminuire la produttività, assieme al numero degli operai.</p>
<p>La riforma, diretta dal ministro dell&#8217;Istruzione superiore, Miguel Díaz Canel, sarà incentrata su una riduzione dei posti disponibili nelle università e il reindirizzamento dei giovani cubani verso scuole per la formazione professionale. Canel ha fatto sapere “che lo sforzo che viene fatto nella formazione professionale, si trasformerà più avanti in benefici per la comunità, risolvendone i problemi”.</p>
<p>Il ministro informa che Cuba vive il paradosso di avere più di un milione di laureati (spesso frustrati perchè non trovano impiego nel settore per il quale hanno studiato) e un deficit di 111 mila tecnici specializzati in discipline tecnologico-scientifiche di base.</p>
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		<title>La smobilitazione di paramilitari: una messa in scena</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 00:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ospitebarbarameoevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BOGOTÀ &#8211; L&#8217;ex capo paramilitare Freddy Rendón Herrera, detto “El Alemán”, ha rivelato che la presunta smobilitazione del blocco “Cacique Nutibara” delle AUC a Medellín è stata in realtà una montatura, orchestrata dall&#8217;ex-presidente Uribe. Rendón Herrera ha inoltre chiarito che una parte dei paramilitari presentati all&#8217;opinione pubblica come “smobilitati” erano in realtà criminali comuni reclutati [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1810&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/paramilitares-colombia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1811" title="paramilitares-colombia" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/paramilitares-colombia.jpg?w=253&#038;h=170" alt="" width="253" height="170" /></a><strong>BOGOTÀ &#8211; L&#8217;ex capo paramilitare Freddy Rendón Herrera, detto “El Alemán”, ha rivelato che la presunta smobilitazione del blocco “Cacique Nutibara” delle AUC a Medellín è stata in realtà una montatura, orchestrata dall&#8217;ex-presidente Uribe.</strong></p>
<p><span id="more-1810"></span>Rendón Herrera ha inoltre chiarito che una parte dei paramilitari presentati all&#8217;opinione pubblica come “smobilitati” erano in realtà criminali comuni reclutati a Medellín, o sottoproletari costretti ad una falsa autodenuncia, e che le armi e le uniformi consegnate erano vecchie e inutilizzate.</p>
<p>Nonostante il cosiddetto “cessate il fuoco” del 2001, annunciato dalle AUC (Autodifese unite della Colombia), i paramilitari di estrema destra hanno potuto portare avanti il progetto di espansione militare e di dominio territoriale. Ciò ha determinato un aumento degli sfollamenti forzati di contadini e abitanti delle città, degli omicidi mirati e delle sparizioni forzate, come dimostrano le statistiche degli ultimi dieci anni relative a questi crimini.</p>
<p>La legge “Giustizia e Pace” è stato quindi lo strumento “legale” per permettere queste false smobilitazioni, fortemente volute da Uribe; ideata dall&#8217;ex ministro della Giustizia ed ex ambasciatore in Italia, Sabas Pretelt De La Vega, oggi sotto processo per corruzione. Questa legge ha garantito l&#8217;impunità generalizzata per i crimini dei paramilitari, impedendo di fatto qualunque tipo di risarcimento e giustizia alle vittime. Ed ha veicolato la legalizzazione ed il riciclaggio di oltre 10 miliardi di dollari (narcocapitali, terre, esercizi commerciali e beni immobili) dei &#8216;paras&#8217;.</p>
<p>Un grosso favore di Uribe ai paramilitari, in primis quelli operanti nel dipartimento di Antioquia, utile a sbandierare inesistenti politiche per contrastare il diffuso fenomeno del paramilitarismo, e a permetterne l&#8217;utilizzo da parte del governo in funzione contro-insorgente (in piena collaborazione con le Forze Armate) o come squadracce al soldo di latifondisti e multinazionali per abbattere a colpi di motosega i diritti dei lavoratori.</p>
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		<title>Dietro le sbarre &#8211; Ovp: questa non è vita</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 22:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli CARACAS – “Le condizioni dei detenuti in Venezuela sono inumane” afferma il presidente dell’Osservatorio venezuelano delle prigioni (Ovp), Umberto Prado. La violenza è all’ordine del giorno: nel 2009 sono stati 266 i morti e 635 i feriti. “Quando escono dal carcere sono peggio di quando entrano” afferma Yusmary L. chiudendo l’uscio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1796&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><strong><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/filo_spinato3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1800" title="filo_spinato" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/filo_spinato3.jpg?w=300&#038;h=114" alt="" width="300" height="114" /></a><br />
</strong></p>
<p><strong>CARACAS – “Le condizioni dei detenuti in Venezuela sono inumane” afferma il  presidente dell’Osservatorio venezuelano delle prigioni (Ovp), Umberto Prado. La violenza è all’ordine del giorno:  nel 2009 sono stati 266 i morti e 635 i feriti.</strong></p>
<p><span id="more-1796"></span>“Quando escono dal carcere sono peggio di quando entrano” afferma Yusmary L. chiudendo l’uscio di casa. Una vita fatta di sudore, fatica e tanto lavoro e segnata dall’omicidio del figlio all’età di 21 anni. Oggi è membro attivo del consiglio comunale nel <em>barrio</em> di Los Eucaliptos a Caracas. Come molte donne del quartiere sostiene il ‘processo politico’ in atto che le ha dato la possibilità di sperare in una vita migliore. Come molte, sostiene che le carceri erano ‘orribili’ prima di Chávez e così sono rimaste.</p>
<p>Non è la sola a pensarlo. Umberto Prado, il direttore dell’Osservatorio venezolano delle prigioni (Ovp) fondato nel 2003, sostiene che gli obiettivi del progetto di “umanizzazione” delle carceri promosso dal governo, pur essendo ottimi, sono stati concretizzati male.</p>
<p>Secondo i dati dell’Ovp, nelle carceri del paese: nel 1999 vi sono stati 390 morti, nel 2008 ve ne sono stati 422 e nel 2009 i deceduti sono scesi a 366. Numeri che fanno riflettere. Moriva un detenuto al giorno quando si è insediato il presidente Chávez e continua oggi a morire un detenuto al giorno. La violenza ha registrato solo delle piccole variazioni di anno in anno, come per esempio la diminuzione del 13,9% dell’anno scorso. Proprio ieri a causa di uno scontro fra bande rivali sono morti otto detenuti nella prigione di Yare.</p>
<p>La popolazione carceraria è aumentata, il sovraffolamento anche e il ritardo nei processi giudiziali anche. Considerando che la capacità dei penitenziari di tutto il paese è di 15.000 persone, oggi i detenuti sono 32.600, di cui oltre il 60% sono sotto processo, nel 1999 erano invece 22.914, di cui il 57% sotto processo. Intanto anche nell’Italia del <em>primo Mondo</em> quasi la metà dei carcerati è in attesa di giudizio.</p>
<p>Le carceri con assassini, torture e traffico di armi e droga non esistono solo in Venezuela, ma anche in tanti altri paesi dell’America latina. Il Brasile detiene il record con il massacro di 111 persone nel carcere di Carandiru nel 1992, l’ultimo ammutinamento a gennaio con cinque morti nel sud del paese, un sovraffolamento smisurato e una media annuale elevata di omicidi o falsi suicidi non indagati, di torture delle forze dell’ordine a danno dei detenuti e di atti di violenza fra prigionieri (“Qui nessuno dorme tranquillo”, Amnesty International, 1998; “Detenzione crudele”, Human Right Watch, 2003; Relazione annuale AI, 2007).</p>
<p>“Le condizioni di vita nelle prigioni venezolane – spiega chi si reca spesso in prigione – sono inumane. Dentro vi è una totale assenza dello Stato. Nell’80% delle carceri un piccolo gruppo armato detiene il potere, controlla tutta la popolazione carceraria e dirige le estorsioni e i sicariati all’esterno da dietro le sbarre”. Mica con armi di poco conto, ma con pistole, granate, fucili, mitragliatrici. “Il possesso di queste armi, come il pagamento di un ‘pizzo’ settimanale di circa 50 Bs, è legalizzato all’interno del recinto”.</p>
<p>Un’altra grave carenza riguarda il personale penitenziario:</p>
<p>“Secondo le normative di sicurezza – dice Prado &#8211; vi dovrebbe essere una forza dell’ordine ogni dieci detenuti, invece ve ne è una ogni 150”.</p>
<p>L’Ovp allora ha stilato un elenco di proposte: attuare la decentralizzazione carceraria stabilita dalla Costituzione costruendo nuovi penitenziari; aumentare, rinnovare e formare professionalmente il personale; differenziare le prigioni per gravità del delitto e pericolosità del detenuto e ristrutturare la maggior parte degli stabilimenti.</p>
<p>Inoltre perché l’Unione europea non potrebbe offrire al Venezuela strumenti e conoscenze per migliorare le carceri già esistenti o cooperare per la costruzione di un nuovo penitenziario modello? Questa una delle tante idee del presidente dell’Osservatorio visto che varie carceri in Europa possono assurgere a esempi di rieducazione dell’individuo.</p>
<p>E gli stranieri, tra cui i 68 italiani, in prigione?</p>
<p>“Per loro è molto più difficile visto che quando entrano non sanno neanche la lingua, la imparano dai loro compagni di cella, fortunatamente ricevono l’appoggio delle rappresentanze consolari e vengono spostati in aree meno pericolose. O si isolano o diventono anche loro <em>malandros</em>”.</p>
<p><strong><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/con_l_articolo_processo_di_umanizzazione_delle_carceri.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1801" title="processo_di_umanizzazione_delle_carceri" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/con_l_articolo_processo_di_umanizzazione_delle_carceri.jpg?w=211&#038;h=158" alt="" width="211" height="158" /></a>Il “piano di umanizzazione” promosso dal governo</strong></p>
<p>Tra gli obiettivi prefissati dal governo di Hugo Chávez vi è quello di trasformare le carceri in centri di riabilitazione dei detenuti. Ma questa meta è stata raggiunta? Sembra di no.</p>
<p>Il “piano di umanizzazione” delle carceri promosso dal ministero degli Interni e lanciato a giugno 2008 si propone innanzitutto di recuperare gli spazi comuni molto rovinati dal tempo e dalla mancanza di manutenzione. Così è stato fatto nel centro penitenziario di Yare (stato Miranda) e di La Planta (sud ovest di Caracas) dove sono stati ristrutturati oltre alle celle, la mensa, la cucina, l’ambulatorio, lo studio dentistico, le aree all’aperto, il sistema di fognature e l’impianto elettrico.</p>
<p>Oltre all’apertura di due nuove carceri modello (Yare III e Coro), sono state organizzate sporadiche attività sportive, musicali e culturali dirette da organizzazioni non governative, per esempio nel marzo dell’anno scorso sono state svolte nella Planta.</p>
<p>Il rappresentante dell’ong ‘Prevención Popular’, Gerson Pérez, attraverso il progetto “Dalle vene della prigione”, sta promuovendo la costruzione in ogni padiglione di un consiglio comunale nell’ottica poi della formazione di una “Comuna penitenziaria socialista”. In progetto vi è anche la formazione di un ‘impresa di produzione sociale’ di proprietà statale i cui utili sono ripartiti equamente fra i lavoratori e utilizzati per la comunità penitenziaria.</p>
<p>Sempre nel centro di detenzione di La Planta, si porta avanti da settembre 2008 il piano sperimentale “La gioventù gestisce le carceri” attraverso cui studenti di giurisprudenza entrano nelle prigioni per ascoltare i bisogni dei detenuti e velocizzare i processi penali in corso di ognuno. Nell’ambito di questo progetto si sono anche organizzate giornate di attenzione medica e attività ricreative, ma fino ad ora il piano non è stato portato negli altri 36 centri penitenziari del paese.</p>
<p>Nell’ambito del “piano di umanizzazione” il ministro degli Interni, Tareck El Aissami, a gennaio ha annunciato che nel 2010 verrà creata la ‘Rete nazionale del Teatro penitenziario’ sulla base dello stesso principio dell’Orchestra creata l’anno scorso e funzionante in varie carceri del paese.</p>
<p>L’anno scorso El Aissami aveva affermato: “Saranno recuperate tutte le carceri del paese per trasformarle in centri dove regna la pace”. Qualche passo avanti rispetto alla condizione disastrosa delle carceri nel 1999 è stato fatto ma ancora non è abbastanza.</p>
<p><strong>Lettera nella paura</strong></p>
<p>La sorella di Roby, un ex-detenuto italiano in Venezuela, luglio 2008:</p>
<p><em>“Ora è al carcere di Los Teques e la situazione è pessima. Lì comandano i Carcerati, possiamo comunicare giornalmente con lui grazie ad un telefonino che gli permettono di tenere. Tutto a pagamento naturalmente. A oggi ha avuto due contatti con un’ “avvocatessa” per la prima causa e poi il nulla. Abbiamo dovuto pagare per permettergli di avere una brandina ed inoltre deve pagare ogni mese per poter mangiare e bere. Se non paghi ti ammazzano di botte per poi mandarti in un&#8217;altra ala del carcere dove per un euro ti ammazzano. Datemi una mano anche solo per riuscire a dargli un’assistenza legale. Noi gli mandiamo i soldi di cui necessita mensilmente ma lui si sente come tutti gli italiani lì, dimenticato (&#8230;). Quella è una realtà ben diversa. Tant’è che noi i soldi li mandiamo al capo dei carcerati che tenendosi la sua grossa percentuale permette a Roby di sopravvivere”.</em></p>
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		<title>Dietro le sbarre &#8211; L’aiuto del Consolato: sussidio e sostegno psicologico</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 21:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[associazione icaro]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
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		<category><![CDATA[detenuti italiani in venezuela]]></category>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli CARACAS &#8211; Il Console generale d’Italia in Venezuela, Giovanni Davolii: “Cerchiamo di rendere meno difficile la permanenza in prigione degli italiani”. Il lavoro toccante di assistenza portato avanti da 14 anni dall’associazione Icaro. Il Consolato d’Italia arriva anche nelle carceri venezolane. “I connazionali anche se condannati, e quindi con diritti limitati, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1787&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><strong><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/carcel_en_venezuela.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1788" title="carcel_en_venezuela" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/carcel_en_venezuela.jpg?w=246&#038;h=153" alt="" width="246" height="153" /></a><br />
</strong></p>
<p><strong>CARACAS &#8211; Il Console generale d’Italia in Venezuela, Giovanni Davolii: “Cerchiamo di rendere meno difficile la permanenza in prigione degli italiani”. Il lavoro toccante di assistenza portato avanti da 14 anni dall’associazione Icaro.</strong></p>
<p><strong><span id="more-1787"></span></strong></p>
<p>Il Consolato d’Italia arriva anche nelle carceri venezolane.</p>
<p>“I connazionali anche se condannati, e quindi con diritti limitati, sono cittadini italiani &#8211; dice il Console generale Giovanni Davoli –. Cerchiamo nei limiti del possibile di rendere meno difficile la permanenza in prigione degli italiani.”.</p>
<p>Il Consolato, attraverso l’associazione Icaro, fornisce i primi aiuti nel momento dell’arresto; in seguito l’appoggio psicologico-logistico e un sussidio economico durante la detenzione e la fase della semi-libertà; infine la consulenza giuridica per l’estradizione in Italia.</p>
<p>“La maggioranza dei detenuti italiani in Venezuela sono stati arrestati per traffico di droga. La rilevanza del fenomeno è tale che vi è presso l’Ambasciata un esperto Antidroga che funge da legame fra la polizia italiana e quella venezolana”.</p>
<p>Secondo il rapporto consolare di febbraio 2010, sono 68 i detenuti italiani, di cui undici sono italo-venezolani, quattro sono italiani provenienti da altri paesi dell’America latina, il resto sono italiani residenti in Italia. L’età è molto variabile: dai 23 ad oltre 80 anni.</p>
<p>La maggior parte dei condannati italiani sta scontando ancora la pena in carcere, mentre 14 si trovano in regime di semi-libertà e 15 in libertà vigilata. Negli ultimi anni, in applicazione della Convenzione di Strasburgo, a quasi tutti i detenuti è stata concessa l’estradizione in Italia dopo aver scontato metà della pena in Venezuela.</p>
<p>“L’attività del presidente di Icaro, padre Leonardo, è estremamente toccante – spiega il Console -. Il lavoro svolto da quattordici anni dall’associazione nelle carceri di Caracas è molto delicato e difficile: funge infatti da tramite fra il Consolato, i detenuti e le famiglie. Per le carceri fuori dalla capitale, abbiamo l’appoggio della rete dei vice-consolati”.</p>
<p>Una parola comprensiva e un appoggio sincero in una realtà ostile. Di questo hanno bisogno, oltre all’aiuto economico, gli italiani arrestati.</p>
<p>“Di fondamentale importanza è per loro essere ascoltati” dice chi sta in contatto diretto con i detenuti, padre Leonardo.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>“Traffico di droga: la condanna più frequente dei detenuti italiani all’estero”</strong></span></p>
<p>Nel momento dell’arresto, il sacerdote si occupa di localizzare la persona, appoggiare e dare orientamento alla famiglia, fornire i primi aiuti giuridici. Negli anni di detenzione, padre Leonardo dà assistenza nell’aspetto umanitario, porta il sussidio del Consolato in carcere una volta al mese (sono assegnati un massimo di 4.900 bolivares all’anno), oltre ad alimenti, vestiti, medicine e prodotti per l’igiene. Affinché sia concessa la semi-libertà (lavoro all’esterno di giorno e in carcere di notte), si dedica a trovare per il detenuto un’occupazione e un domicilio presso una famiglia o un’istituzione. Se il condannato supera gli esami psico-sociali per accedere al beneficio della libertà vigilata, padre Leonardo pensa all’alloggio e a fornire la possibilità di una formazione.</p>
<p>“Spesso i detenuti – racconta padre Leonardo – iniziano a lavorare in imprese di persone amiche o svolgono lavori informali come i ‘buhoneros’ o fanno gli imbianchini in case private”.</p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/manette-e-detenuti-italiani-in-venezuela.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1789" title="manette e detenuti italiani in venezuela" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/manette-e-detenuti-italiani-in-venezuela.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p>La maggior parte dei detenuti chiede l’estradizione e torna in Italia. Ma ci sono casi in cui preferiscono rimanere qui. Allora come inserirsi nella società venezolana? Vi è chi è riuscito a creare una pizzeria ‘italiana’ nel quartiere di Montalban a Caracas. Vi è chi ha fatto famiglia e non è più voluto tornare neanche una volta nel paese d’origine.</p>
<p>Non sono mancate le iniziative solidali svolte dai connazionali italiani mentre erano in carcere:</p>
<p>“Hanno creato una piccola scuola nel Rodeo II e nella Planta in cui insegnavano con pazienza a leggere, scrivere e fare di conto agli altri detenuti”.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>&#8220;I detenuti italiani all’estero ammontano a oltre 3200 e circa 1000 potrebbero essere innocenti&#8221;</strong></span></p>
<p>Il Rapporto dell’Ue sulle carceri del 2009 preparato con la partecipazione dei consolati europei parla di un rischio di sicurezza per i carcerati. Le autorità consolari hanno chiesto allora di creare un centro di detenzione speciale per gli stranieri. A questo progetto, che è già stato realizzato in Argentina, le autorità venezolane non hanno dato seguito. D’altronde come si giustificherebbe un privilegio del genere per gli stranieri?</p>
<p>I reclusi italiani sono stati e sono sottoposti a violenze come tutti gli altri.</p>
<p>“Tra i connazionali negli ultimi anni – conclude Davoli – vi è stato solo un caso di suicidio, ma mai nessun caso di omicidio”.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>“Il Venezuela è il paese con più detenuti italiani in America latina”</strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<br />Filed under: <a href='http://barbarameoevoli.wordpress.com/category/venezuela/sociale/'>Sociale</a> Tagged: <a href='http://barbarameoevoli.wordpress.com/tag/associazione-icaro/'>associazione icaro</a>, <a href='http://barbarameoevoli.wordpress.com/tag/carcere/'>carcere</a>, <a href='http://barbarameoevoli.wordpress.com/tag/consolato-di-caracas/'>consolato di caracas</a>, <a href='http://barbarameoevoli.wordpress.com/tag/detenuti-italiani-in-venezuela/'>detenuti italiani in venezuela</a>, <a href='http://barbarameoevoli.wordpress.com/tag/giovanni-davoli/'>giovanni davoli</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/barbarameoevoli.wordpress.com/1787/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1787&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dietro le sbarre &#8211; La vita in carcere: una lotta per non soccombere</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 00:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli LOS TEQUES &#8211; Le detenute italiane nell’Inof di Los Teques raccontano la loro esperienza: le minaccie, le armi bianche, la droga. “Per star tranquille basta star lontane dalle malandras” “Si dorme sempre con un occhio chiuso e un occhio aperto. Il rischio è permanente”. La vita in carcere è una lotta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1148&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><strong><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/dietro-le-sbarre-1-donne-detenute.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1781" title="dietro le sbarre 1 donne detenute" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/dietro-le-sbarre-1-donne-detenute.jpg?w=261&#038;h=174" alt="" width="261" height="174" /></a>LOS TEQUES &#8211; Le detenute italiane nell’Inof di Los Teques raccontano la loro esperienza: le minaccie, le armi bianche, la droga. “Per star tranquille basta star lontane dalle malandras”</strong><br />
<span id="more-1148"></span>“Si dorme sempre con un occhio chiuso e un occhio aperto. Il rischio è permanente”. La vita in carcere è una lotta per non soccombere. Così racconta Enza, detenuta per tre anni nel centro femminile Inof a Los Teques e oggi in libertà condizionale.</p>
<p>“Nel bagno ci sono i serpenti – dice la donna di Napoli e con due figli che l’aspettano in Italia -. Non c’è il water né il lavandino. Non c’è luce elettrica”.<br />
Da un anno è fuori. Quando è uscita ha lavorato come segretaria a Caracas, poi ha affittato i telefoni per la strada e oggi dà una mano nel mercato di Los Teques, cittadina limitrofa alla capitale.<br />
“Le condizioni della struttura dove dormono le detenute in libertà condizionale &#8211; che hanno l’obbligo di tornare in carcere ogni sera &#8211; sono pessime”.<br />
Arrestata all’aeroporto di Caracas, fra lei e il suo compagno trasportavano 28 kg di cocaina. Lui l’aveva invitata a farsi una vacanza in Venezuela, poi le aveva proposto di tornare in Italia con una valigia ‘molto preziosa’.<br />
‘Carne fresca’. Così chiamano le nuove arrivate in carcere. “Quando sono entrata non parlavo spagnolo ed era molto difficile difendersi. Ricevevo minacce tutti i giorni da parte delle detenute ‘malandras’, a volte anche con dei coltelli. La direttrice del carcere non ha potere. La prova è per esempio che, delle 47 donne in libertà vigilata, solo sette tornano la sera durante la settimana”.<br />
E’ più duro per le straniere. Non hanno la loro famiglia, un aiuto esterno, una casa quando escono dal carcere. Non hanno il passaporto. Piccola contraddizione: devono trovare un lavoro per accedere al beneficio della libertà condizionale ma gli viene sotratto il documento d’identità. Il Consolato fortunatamente fornisce un appoggio.<br />
A dicembre c’è stato un tumulto all’interno dell’Inof.<br />
“E’ stato fatto per appoggiare la ribellione in atto in un altro carcere maschile. Se non ti alzavi dal letto per scioperare le cape malandras ti obbligavano”. Così Digna ricorda i momenti difficili dell’ammutinamento durato tre giorni nel dicembre 2009 in cui è dovuta intervenire la polizia per ristabilire l’ordine.<br />
“Dopo il tumulto, sono state mandate via le persone pericolose &#8211; spiega, Digna, italo-dominicana, con la prudenza di chi ha già capito come funzionano le cose -. Adesso c’è meno rischio di essere accoltellate o derubate”.<br />
Sposata con un italiano e con due figli in Italia, era venuta in Venezuela per sottoporsi a un intervento estetico. Arrestata all’aeroporto a La Guaira con 300 gr di cocaina sei mesi fa, oggi lavora nel piccolo negozio di alimentari all’interno dell’Inof.<br />
Le grida delle detenute durante il tumulto erano state chiare. Avevano denunciato le gravi carenze nel servizio di trasporto dal carcere al tribunale.<br />
“La giustizia è lenta – afferma Liliana, italo-venezolana, arrestata sei mesi fa per truffa -, inoltre se non andiamo al tribunale per mancanza dell’autobus, si crea un nuovo ritardo nel processo penale”.<br />
Liliana, 39 anni, ispettrice del rischio della protezione civile, è stata arrestata perché riscuoteva 400 Bs F in cambio dell’erogazione del beneficio della ‘Ley de politica habitacional’. Nella truffa era implicato un commissario della polizia che è scomparso. Come spesso succede sono arrestati i pesci piccoli, ma mancano all’appello in carcere i pesci grossi.<br />
Alle detenute dell’Inof vengono serviti tre pasti, oltre a quelli devono comprare tutto: dall’acqua, alle medicine, alla carta e ai prodotti per l’igiene. I prezzi inoltre sono più alti che fuori: per esempio un pomodoro costa 2 Bs F e una banana 3.50 Bs F.<br />
“Questo è un carcere di lusso rispetto a quello degli uomini – racconta Daniela arrestata tre anni fa sempre all’aeroporto dopo aver passato la valigia contenente 1,5 Kg di cocaina sotto i raggi x -. Qui c’è l’asilo per i bambini figli di detenute nati in carcere, la scuola, i corsi di artigianato e di musica. Ma, come tutti sanno, non manca la droga: cocaina, crack e marijuana. E non mancano neanche le armi bianche: coltelli e lamette”.<br />
Nella disperazione della cella e nel cammino difficile che comincia all’uscita dal carcere, senza un lavoro, senza un documento, con il marchio dell’antecedente penale in un paese in cui la droga ha costi bassissimi, le detenute hanno l’appoggio di Renata Mascitti, la vice-console onoraria di Los Teques.<br />
“Meno male che lei c’è sempre” dicono.</p>
<p><strong>Le iniziative: bambole e pantofole</strong></p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/bambole-e-pantofole-fatte-dalle-detenute-di-los-teques.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1782" title="bambole e pantofole fatte dalle detenute di Los teques" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/bambole-e-pantofole-fatte-dalle-detenute-di-los-teques.jpg?w=260&#038;h=173" alt="" width="260" height="173" /></a>LOS TEQUES – Nell’oscurità c’è sempre una luce. Il lavoro di assistenza psicologica e la consegna del sussidio proveniente dal Consolato alle detenute dell’Inof è svolto dalla vice-console onororaria di Los Teques, Renata Mascitti.<br />
Ogni mese da tre anni si reca al carcere per dare alle detenute, oggi tre, oltre ai soldi, assorbenti, shampoo, carta igienica, sapone e se necessario medicine, visto che dentro hanno prezzi proibitivi. Per Natale gli ha portato un pandoro e 100 Bs in più di quello che ricevono tutti i mesi. Alle due che stanno in semi-libertà continua a dare l’appoggio psicologico.<br />
“Hanno svolto tre lavori manuali nell’ultimo anno – così racconta Mascitti della sua iniziativa -. Ho comprato i materiali e le detenute hanno fatto con le loro mani delle bambole di plastica, dei portasciugamani e delle pantafole in stile natalizio. Sono riuscite a venderle e con i ricavi hanno comprato i nuovi materiali”.<br />
Non sarà il lavoro a dare dignità alle donne? Alle detenute dà l’incentivo per poter costruire all’uscire dalla cella una vita diversa.</p>
<p><strong>L’ammutinamento nel penitenziario dell’Inof</strong></p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/motin-en-los-teques.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1783" title="motin en los teques" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/motin-en-los-teques.jpg?w=500" alt=""   /></a>LOS TEQUES – Il tumulto dentro il centro di detenzione femminile Inof, iniziato il 6 dicembre 2009, durato ben tre giorni, si è concluso con la destituzione della direttrice, Isabel Gonzalez.<br />
L’obiettivo delle cinquecento detenute era denunciare le violazioni di diritti umani che si consumavano quotidianamente nell’Inof.<br />
Il secondo giorno di ribellione, le recluse avevano minacciato di morte Gonzalez, avevano il controllo della struttura, avevano bruciato dei materassi e avevano chiesto l’accesso nell’Inof dei media affinché riportassero le presunte irregolarità che denunciavano. Cinque detenute avevano cercato di scappare dall’ingresso principale del carcere e molte altre erano in possesso di oggetti taglienti.<br />
Il terzo giorno, le forze dell’ordine erano entrate nel carcere e avevano lanciato delle bombe lacrimogene attraverso le finestre. Il saldo dell’ammutinamento: molteplici donne si erano tagliate le vene e venti erano rimaste ferite.</p>
<p><strong>Non solo Venezuela:</strong><br />
<strong> L’incubo delle carceri messicane</strong></p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/tumulto-nell-inof.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1784" title="tumulto nell INOF" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/tumulto-nell-inof.jpg?w=264&#038;h=172" alt="" width="264" height="172" /></a>CITTÀ DEL MESSICO &#8211; Al termine di una vacanza nel febbraio 2007, il giovane Simone Renda &#8211; oltre a subire il furto di contanti, carte di credito, documenti ed altri effetti personali &#8211; fu arbitrariamente arrestato. E, nonostante il parere di un medico (che prescrisse l’immediato ricovero in ospedale, a causa di precarissime condizioni di salute), fu dimenticato in cella d’isolamento, senza acqua, né cibo. Come se non bastasse, sia il certificato di morte giunto da oltreoceano, che l’autopsia eseguita a Lecce, evidenziarono segni di percosse (una ferita in fronte e lividi sulle braccia).<br />
Né la famiglia, né il Consolato, furono tempestivamente avvisati dell’abusiva detenzione. Non gli venne messo a disposizione né un interprete, né un legale. Insomma, fu trattato alla stregua di un oggetto.<br />
L’anno scorso la svolta: sei funzionari delle forze dell’ordine messicane saranno condotti in Italia dall’Interpol per rispondere all’accusa di omicidio volontario commesso con l’aggravante della crudeltà. È la prima volta che si applica la Convenzione contro la tortura a degli stranieri che hanno commesso il delitto contro un italiano all’estero. Speriamo che in caso di condanna, facendo giurisprudenza, la sentenza funzioni come una tutela per gli italiani detenuti all’estero.</p>
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		<title>La conferenza sugli scrittori che hanno fatto l’Unità d’Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 22:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunità italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli CARACAS – Vivere lontano dall’Italia, e perfino dall’altra parte dell’oceano, non spezza il legame fra gli emigranti e il proprio paese d’origine. Anzi. Secondo il professore Gianni Oliva che ha tenuto ieri la conferenza ‘L’unità nella letteratura’, “gli italiani all’estero sono quelli che sentono di più l’importanza dei 150 anni dell’unità [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1777&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<div id="attachment_1778" class="wp-caption aligncenter" style="width: 235px"><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/il-prof-gianni-oliva-e-la-direttrice-delliic.jpg"><img class="size-medium wp-image-1778" title="Il prof. Gianni Oliva e la direttrice dell'Iic" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/il-prof-gianni-oliva-e-la-direttrice-delliic.jpg?w=225&#038;h=147" alt="" width="225" height="147" /></a><p class="wp-caption-text">Il prof. Gianni Oliva e la direttrice dell&#039;Iic</p></div>
<p><strong>CARACAS – Vivere lontano dall’Italia, e perfino dall’altra parte dell’oceano, non spezza il legame fra gli emigranti e il proprio paese d’origine. Anzi. Secondo il professore Gianni Oliva che ha tenuto ieri la conferenza ‘L’unità nella letteratura’, “gli italiani all’estero sono quelli che sentono di più l’importanza dei 150 anni dell’unità d’Italia”.</strong></p>
<p><strong><span id="more-1777"></span></strong>Oltre al seminario di ieri organizzato dall’Istituto italiano di cultura presso l’Ucv, Oliva, giornalista pubblicista e storico, ne ha già sostenuto uno presso la casa d’Italia di Marcay sul ruolo delle forze armate nella valorizzazione del sentimento d’integrazione dei giovani italiani ed oggi terrà l’ultimo presso la scuola Agustín Codazzi dal titolo ‘150 anni d’Unità: le tappe fondamentali della storia e del pensiero politico’.</p>
<p>Sul valore dell’emigrazione per l’Italia, Oliva è convinto che “gli emigranti hanno esportato le caratteristiche migliori degli italiani – dice -: la fantasia e l’imprenditorialità. All’estero i connazionali hanno mantenuto una sorta di cordone ombelicale con il paese d’origine e hanno rafforzato il senso d’identità in senso patriottico e non nazionalista – poi aggiunge riferendosi al Venezuela – Qui la maggior parte degli italiani sono venezuelani che non hanno dimenticato di essere italiani, allo stesso modo in Italia dovremmo sentirci europei senza dimenticare di essere italiani”.</p>
<p>Davanti a un centinaio di studenti, il professore ed ex assessore regionale alla Cultura e Politiche Giovanili della regione Piemonte ha fatto un excursus delle opere di quei grandi scrittori italiani che hanno segnato il processo di costruzione dell’Unità d’Italia inserendoli nel loro contesto storico. Così ha citato ‘De vulgari eloquentia’ di Dante Alighieri in cui compare per la prima volta la parola Italia con una connotazione pacificatoria, il ‘Canzoniere’ di Francesco Petrarca in cui l’Unità è vista come una speranza per il futuro e uno strumento per porre fine alle spietate guerre dell’epoca che dilaniavano il paese.</p>
<p>Oliva, che ha pubblicato una ventina di libri sulla storia dell’esercito, dei Savoia e del 1943-45, non ha mancato di porre in rilievo la figura di Machiavelli nel processo che porterà all’unificazione. “Lo scrittore e diplomatico toscano nell’opera ‘Il principe’ – ha spiegato durante la conferenza &#8211; insegna a Lorenzo dei Medici come sconfiggere le altre signorie con degli strumenti che ancora oggi sono utilizzati in politica”.</p>
<p>Il professore ed ex preside di un liceo torinese ha fatto riferimento all’opera di Ugo Foscolo, di Vittorio Alfieri, di Giuseppe Garibaldi ma anche a dei momenti storici: dalla nascita della repubblica Cispadana, alle guerre di indipendenza, dalle elezioni del primo Parlamento italiano a Mussolini.</p>
<p>Al termine dell’esposizione di Oliva il consigliere dell’Ambasciata Alberto Pieri è intervenuto sottolineando il legame che unisce le storie d’Italia e Venezuela che proprio quest’anno festeggiano un anniversario importante: i 150 anni d’Unità per la prima e i 200 anni d’indipendenza per la seconda.</p>
<p>La direttrice dell’Iic ha evidenziato come queste tre conferenze, organizzate nell’ambito delle celebrazioni dei 150 dell’Unità, siano dirette in particolare ai giovani sia venezuelani che italiani. “Oggi si è persa un po’ l’unità di tradizioni, lotte e costumi – afferma -, per questo è ancora più importante dare ai ragazzi elementi per poter credere nell’Unità. Non si può amare ciò che non si conosce – conclude – L’Italia è stata fatta un secolo e mezzo fa, ma bisogna continuare a mantenerla unita”.</p>
<p><a title="Sito ufficiale di Barbara Meo Evoli" href="http://www.meoevoli.eu"><strong>www.meoevoli.eu</strong></a></p>
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		<title>È necessaria una soluzione pacifica al conflitto colombiano</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 23:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ospitebarbarameoevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Colombiani per la Pace]]></category>
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		<description><![CDATA[BOGOTÀ &#8211; Dopo 60 anni di conflitti armati fra esercito, paramilitari di destra e guerriglia marxista-leninista in Colombia la soluzione non può essere che negoziata, al contrario la politica intrapresa sia dall&#8217;ex presidente Uribe che dall&#8217;attuale Santos è stata militarista. Nell&#8217;incontro internazionale per la pace in Colombia tenutosi a Buenos Aires si è concluso che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1770&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/colombia.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1771" title="conflitto colombiano" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/colombia.png?w=249&#038;h=139" alt="" width="249" height="139" /></a>BOGOTÀ &#8211; Dopo 60 anni di conflitti armati fra esercito, paramilitari di destra e guerriglia marxista-leninista in Colombia la soluzione non può essere che negoziata, al contrario la politica intrapresa sia dall&#8217;ex presidente Uribe che dall&#8217;attuale Santos è stata militarista. Nell&#8217;incontro internazionale per la pace in Colombia tenutosi a Buenos Aires si è concluso che la guerra in corso potrà risolversi solo con il dialogo.</strong></p>
<p><span id="more-1770"></span> L&#8217;incontro internazionale per la pace in Colombia, svoltosi a Buenos Aires dal 20 al 22 febbraio da Colombiani per la  Pace, Latinoamericani per la Pace in Colombia ed Europei per la Pace in Colombia, con l&#8217;adesione di numerose organizzazioni e movimenti sociali, organismi internazionali, intellettuali e giornalisti di vari paesi, ha ribadito con forza la necessità di una soluzione politica del pluridecennale conflitto colombiano.</p>
<p>Il governo colombiano ha sostenuto che i partecipanti a questo incontro, e in particolare il Nobel per la Pace  Adolfo Pérez Esquivel, sarebbero fiancheggiatori del “terrorismo”. La risposta a questa teoria non si è fatta aspettare: numerose personalità internazionali, tra cui l&#8217;ex segretario generale dell&#8217;ONU Butros Ghali, stanno lavorando ad un documento di ripudio di tale posizione, che tra le altre cose dimostra l&#8217;inadeguatezza del governo colombiano a svolgere la propria parte nel trovare una soluzione pacifica ad una guerra che ha scatenato 60 anni fa.</p>
<p>Durante l&#8217;incontro è stato ribadito che solo un processo di pace tra le parti belligeranti potrà consentire di superare il conflitto sociale ed armato colombiano, e che a questo proposito solo è possibile una soluzione politica e negoziata. Gli organizzatori dell&#8217;incontro di Buenos Aires contano di coinvolgere i paesi di Unasur, in qualità di accompagnatori e facilitatori.</p>
<p>Da parte sua Piedad Córdoba, portavoce dei Colombiani per la Pace, ha annunciato un prossimo tour internazionale per far conoscere le proposte scaturite da questo incontro in Brasile, Stati Uniti, Messico, Europa, Asia ed Africa.</p>
<p>L&#8217;incontro si è realizzato pochi giorni dopo la liberazione unilaterale di sei prigionieri di guerra da parte delle FARC-EP, come gesto di riconoscimento del ruolo di mediatrice svolto da Piedad Córdoba, e di disponibilità verso possibili dialoghi.</p>
<p>Nel 2010, però, il numero di militari e poliziotti messi fuori combattimento dall’insorgenza è stato maggiore di quello relativo alle truppe d’occupazione in Afghanistan e Iraq, con oltre 4300 tra morti e feriti gravi; cifre più alte di quelle che si registravano nel 2002, prima dell’accelerazione del Plan Colombia/Patriota.</p>
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		<title>Un passo avanti nel cammino verso l&#8217;emancipazione della donna</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 22:50:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli CARACAS &#8211; Ieri si è svolto a Caracas il corteo che ha concluso la prima Conferenza mondiale delle donne della base a cui ha partecipato anche la delegazione italiana. Le oltre mille partecipanti hanno denunciato le disparità di trattamento rispetto all&#8217;uomo e hanno chiesto che sia depenalizzato l&#8217;aborto in tutto il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1755&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/conferenza-mondiale-delle-donne-della-base-a-caracas1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1757" title="Conferenza mondiale delle donne della base a Caracas" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/conferenza-mondiale-delle-donne-della-base-a-caracas1.jpg?w=179&#038;h=269" alt="" width="179" height="269" /></a></p>
<p><strong>CARACAS &#8211; Ieri si è svolto a Caracas il corteo che ha concluso la prima Conferenza mondiale delle donne della base a cui ha partecipato anche la delegazione italiana. Le oltre mille partecipanti hanno denunciato le disparità di trattamento rispetto all&#8217;uomo e hanno chiesto che sia depenalizzato l&#8217;aborto in tutto il mondo. </strong></p>
<p><span id="more-1755"></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>A cento anni dall’istituzione dell’otto marzo, oltre mille donne di trentacinque paesi del mondo si sono ritrovate a Caracas per rivendicare i propri diritti. La prima Conferenza mondiale delle donne della base, che è iniziata il 4 marzo ed è terminata ieri con un corteo, è il primo incontro internazionale non istituzionale ed autofinanziato che ha l’obiettivo sia di ricordare le conquiste sociali e politiche e di far sì che si estendano al maggior numero di paesi del mondo, sia di progettare nuovi strumenti contro le dicriminazioni ancora oggi esistenti.</p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/linaugurazione-della-conferenza-al-nuevo-circo-di-caracas1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1759" title="L'inaugurazione della Conferenza al Nuevo Circo di Caracas" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/linaugurazione-della-conferenza-al-nuevo-circo-di-caracas1.jpg?w=241&#038;h=160" alt="" width="241" height="160" /></a>Anche l’Italia era presente alla Conferenza con una delegazione di 14 persone provenienti da varie città (Roma, Napoli, Latina, Milano) e Torino e appartenenti a diversi collettivi, organizzazioni sociali e sindicali, movimenti femministi. Vi erano anche donne e uomini che si battono per la difesa dei diritti di genere che partecipavano a titolo individuale.</p>
<p>Molteplici sono stati i temi toccati nei workshop organizzati nell’incontro: dalla sessualità alla violenza, dalla femminilizzazione della miseria alla discriminazione sul lavoro, dalla tratta all’inquinamento. Nella sede dell’Università bolivariana contemporaneamente ai workshop, si sono svolte le assemblee delle delegate in cui ogni paese era rappresentato da cinque donne e lunedì è stata approvata la risoluzione finale in sessione plenaria. Fra i punti fondamentali nel documento si chiede la depenalizzazione dell’aborto, la promozione dell’educazione sessuale fin dall’infanzia, la distribuzione di contraccettivi gratuiti, l’umanizzazione del parto, la proibizione della pubblicità sessista, l’implementazione delle leggi contro la violenza di genere e la fine delle discriminazioni sul lavoro.</p>
<div id="attachment_1760" class="wp-caption alignright" style="width: 253px"><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/di-fronte-allingresso-delluniversitc3a0-bolivariana-del-venezuela.jpg"><img class="size-medium wp-image-1760" title="Di fronte all'ingresso dell'Università bolivariana del Venezuela" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/di-fronte-allingresso-delluniversitc3a0-bolivariana-del-venezuela.jpg?w=243&#038;h=162" alt="" width="243" height="162" /></a><p class="wp-caption-text">Di fronte all&#039;ingresso dell&#039;Università bolivariana del Venezuela</p></div>
<p>La risoluzione finale è stata approvata con il consenso di tutte le delegazioni, tranne il Kurdistan. Puntando il dito su una carenza nell’organizzazione e nella metodologia dell’incontro, le donne curde si sono ritirate dalla Conferenza denunciando una limitazione del diritto di parola dei paesi che avevano opinioni discordanti dal comitato preparatorio dell’evento composto da Ecuador, Venezuela, Argentina e Germania. La delegazione del Kurdistan ha anche criticato la mancanza di equilibrio fra le rappresentanze dei vari continenti mostrando come del Medio Oriente vi fossero solo quattro paesi.</p>
<p>Un’altra pecca è stata la mancanza all’appello di varie nazioni importanti. A varie delegazioni provenienti da continenti diversi non è stato permesso di uscire dal proprio paese a causa della mancata concessione di visti. È successo anche a una delle delegazioni più numerose: la colombiana. Circa quattrocento donne sono infatti rimaste bloccate alla frontiera.</p>
<p>Le partecipanti hanno posto in evidenza come le donne, anche se provenienti da paesi molto distanti e diversi tra di loro, soffrono le stesse discriminazioni e affrontano gli stessi problemi. Tra tutti i flagelli mondiali la violenza contro le donne per esempio è la più equamente ripartita: la si trova in tutti i paesi, in tutti i continenti e presso tutti i gruppi sociali, economici, religiosi e culturali.</p>
<p>Tra le lotte principali portate avanti dalle donne della delegazione argentina vi è infatti quella diretta all’applicazione della legge per eliminare la violenza di genere.</p>
<p>“Solo nel 2010 vi sono stati 260 femminicidi denunciati sui giornali – afferma Clelia Iscaro, 83 anni e tutta una vita nei movimenti femministi – ma molti altri non sono stati indagati”. Secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International, la prima causa di morte delle donne di età compresa fra i 16 e i 44 anni è la violenza. Un’altra delle grandi battaglie delle delegate dell’Argentina è quella per la depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza: “Ogni giorno e mezzo muore una donna a causa della pratica dell’aborto clandestino – denuncia Iscaro -. L’illegalità obbliga le donne delle classi umili ad abortire in pessime condizioni igienico-sanitarie, mentre coloro che hanno le possibilità economiche pagano una clinica privata”.</p>
<p>Anche la delegata della Turchia del Movimento democratico delle donne, Eylen Yildiz, pone l’accento sulla tragedia dei femminicidi che, in particolare nel suo paese, colpisce le donne che si ribellano alle decisioni prese dalla propria famiglia al posto di loro. “Le donne devono chiedere l’autorizzazione al padre e ai fratelli per sposarsi – spiega con tono duro – e spesso non denunciano neanche le violenze che subiscono”. Poi non nasconde l’arretratezza del proprio paese relativamente all’uguaglianza di diritti fra generi: “le donne sono ancora viste come un oggetto e non come un individuo, ma fortunatamente la mentalità sta cambiando. La rivoluzione dell’Islam, che ha già avviato un cambiamento nell’approccio alla relazione uomo-donna, deve essere promossa dal suo interno”. Poi conclude facendo riferimento ai danni che provoca l’inquinamento: “noi non siamo contro l’uomo ma contro la dominazione dell’uomo, insieme dobbiamo lottare per la difesa dell’ambiente. Le donne, che da tempo hanno iniziato a non star più zitte, stanno gestendo sempre più iniziative per la tutela delle risorse naturali”.</p>
<p>Sul tema della tutela dell’ambiente con Yildiz concorda la venezuelana Deyanira Aguilva del Fronte delle donne d’avanguardia socialista Manuelita Sáenz: “noi donne siamo più sensibili ai danni arrecati alla natura” afferma. “Abbiamo percepito il danno enorme che governi e imprese stavano arrecando all’ambiente e oggi siamo sempre più presenti negli organi destinati alla difesa del territorio” sostiene con soddisfazione facendo riferimento anche alla sua partecipazione nella Commissione per la recuperazione del fiume Aragua, ad ovest di Caracas.</p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/gloria-sibongile-mtshinise-della-delegazione-del-sudafrica2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1765" title="Gloria Sibongile Mtshinise della delegazione del Sudafrica" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/gloria-sibongile-mtshinise-della-delegazione-del-sudafrica2.jpg?w=255&#038;h=170" alt="" width="255" height="170" /></a></p>
<p>Gloria Sibongile Mtshinise del ‘Abanqobi Women Together’ del Sudafrica rileva come la prima lotta delle donne sia quella contro la femminizzazione della povertà. “Siamo oppresse doppiamente – afferma senza segni di rassegnazione -: sia da un sistema di produzione ingiusto sia come donne. La prima battaglia intrapresa dalla maggior parte delle sudafricane – conclude – è quella per procurarsi un pezzo di pane per sé e per la propria famiglia. Solo dopo aver provveduto alle necessità primarie la donna può pensare a lottare per i suoi diritti”.</p>
<p>Concordando con Sibongile, anche Angela D’Alessandro della casa d’accoglienza Lucha y Siesta di Roma rivela come in Italia da tempo i movimenti femministi popolari siano morti e la rivendicazione dei diritti delle donne sia diventata un hobby delle ‘radical chic’. “A seguito dello scandalo Ruby, stiamo assistendo a una spettacolarizzazione della mercificazione del corpo femminile – afferma con tono deciso –. È importante oggi risvegliare i movimenti provenienti dal basso per ricominciare la lotta per le pari opportunità che si è fermata dopo le grandi conquiste degli anni ’70 del divorzio e dell’aborto”.</p>
<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/la-delegazione-del-peru.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1763" title="la delegazione del peru" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/la-delegazione-del-peru.jpg?w=230&#038;h=153" alt="" width="230" height="153" /></a>Secondo l’altra delegata italiana alla Conferenza, la giornalista del Manifesto Geraldina Colotti, i movimenti femministi italiani si sono spenti negli anni ’80 anche per il venir meno dei movimenti radicali di sinistra. Poi sottolinea intravedendo un barlume di speranza: “la manifestazione del 13 febbraio a Roma contro la rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale a cui hanno partecipato un milione di persone è stato un buon inizio”.</p>
<p>Secondo l’attivista dei diritti umani e curatrice di un blog sull’America latina, Annalisa Melandri, è stato importante arrivare a un consenso fra tutte le delegate per denunciare le migliaia di morti per aborto clandestino, la violenza che colpisce tre donne su cinque sulla terra e la disparità di trattamento salariale per cui le donne percepiscono il 25 per cento in meno dello stipendio degli uomini. “Sono tre piaghe – afferma – per le quali continueremo a batterci. Per questo motivo si è deciso che la Conferenza mondiale si rifarà fra cinque anni”.</p>
<p>Tutte le delegate infine hanno sottolineato come, a 100 anni dall’inizio della lotta per l’emancipazione femminile avviata da Clara Zetkin, è fondamentale costruire un movimento internazionale di donne che sia propulsore della diffusione di una coscienza femminista.</p>
<p><strong>I paesi presenti</strong></p>
<p>Oltre ai quattro paesi promotori dell’incontro (Ecuador, Venezuela, Argentina e Germania), che hanno cominciato a riunirsi nel 2007, sono stati presenti Messico, Colombia, Romania, Olanda, Francia, Repubblica dominicana, Svizzera, Bangladesh, India, Mali, Indonesia, Egitto, Marocco, Serbia, Sudafrica, Kurdistan, Irak, Austria, Afghanistan, Brasile, Iran, Portogallo, Bolivia, Belgio, Turchia, Cile, Perù, Eritrea, Filippine, Usa e Italia.</p>
<p><strong>I temi dei workshop</strong></p>
<p>Ad ogni workshop hanno partecipato 30-40 persone, la maggior parte erano donne, ma vi erano anche uomini. I temi erano i seguenti: la doppia oppressione della donna, la violenza di genere, la schiavitù, la prostituzione; il diritto delle donne a decidere sul proprio corpo, l’educazione sessuale, i contraccettivi e l’aborto; i movimenti femministi; la partecipazione delle donne nelle lotte sindacali e la discriminazione sul lavoro; il lavoro delle donne contadine e la riforma agraria; la fame e la malnutrizione nel mondo; le donne indigene e migranti e i movimenti contro il razzismo; le donne giovani e il loro inserimento nel mondo del lavoro; i risultati delle lotte delle donne socialiste nel XX secolo e il ruolo delle donne nelle battaglie per la l’indipendenza dei popoli; la donna e la tutela dell’ambiente; la partecipazione delle donne nei partiti politici e nelle organizzazioni non governative.</p>
<p><a title="Sito ufficiale di Barbara Meo Evoli" href="http://www.meoevoli.eu"> <strong>www.meoevoli.eu</strong></a></p>
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		<title>Al via la Conferenza mondiale delle donne di base</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 23:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli CARACAS &#8211; È iniziata venerdì 4 marzo la prima Conferenza mondiale delle donne di base a Caracas a cui partecipano le delegate di organizzazioni di oltre 40 paesi del mondo di 5 continenti diversi. L&#8217;incontro è autofinanziato dalle stesse partecipanti: collettivi, organizzazioni sociali e sindicali, movimenti femministi e donne presenti a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1747&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><strong><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/conferencia1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1752" title="Conferenza mondiale della donna di base" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/conferencia1.jpg?w=233&#038;h=155" alt="" width="233" height="155" /></a></strong></p>
<p><strong>CARACAS &#8211; È iniziata venerdì 4 marzo la prima Conferenza mondiale delle donne di base a Caracas a cui partecipano le delegate di organizzazioni di oltre 40 paesi del mondo di 5 continenti diversi. L&#8217;incontro è autofinanziato dalle stesse partecipanti: collettivi, organizzazioni sociali e sindicali, movimenti femministi e donne presenti a titolo individuale.</strong></p>
<p><strong><span id="more-1747"></span></strong>Dopo sei riunioni portate a termine dalle organizzazioni dei paesi che hanno promosso l&#8217;evento (Venezuela, Ecuador, Germania e Argentina), venerdì 4 marzo si è inaugurata la Conferenza mondiale nell&#8217;ex arena Nuevo Circo che oggi è un centro culturale autogestito.</p>
<p>Nel pomeriggio di venerdì sarebbero dovuti iniziare i workshop su 12 diverse tematiche previamente stabilite, ma la Università pubblica bolivariana, che in precedenza aveva dato il suo appoggio all&#8217;evento, non ha reso disponibili le sale sostenendo che fossero occupate dagli studenti. Alle 16 e 30  tutte le aule dei piani 3 e 4 erano vuote ma i workshop non sono mai iniziati. È stata quindi portata avanti un&#8217;evidente azione di sabotaggio della Conferenza. Sebbene all&#8217;evento partecipino unicamente movimenti &#8216;anti-imperialisti&#8217;, probabilmente la risoluzione finale non sarà perfettamente allineata con le posizioni del governo bolivariano, per questo motivo il ministero della Donna del Venezuela ha ritirato l&#8217;appoggio che era stato previamente concesso.</p>
<p>Sabato mattina sono iniziati i worshop a cui hanno partecipato oltre mille persone, anche vari uomini oltre alle donne, e l&#8217;assemblea delle delegate composta da cinque persone in rappresentanza di ogni paese.</p>
<p>Le tematiche dei workshop sono: la doppia oppressione della donna, la violenza di genere, la schiavitù, la prostituzione; il diritto delle donne a decidere sul proprio corpo, l’educazione sessuale, i contraccettivi e l’aborto; i movimenti femministi; la partecipazione delle donne nelle lotte sindacali e la discriminazione sul lavoro; la remunerazione del lavoro delle donne contadine e la riforma agraria; la fame e la malnutrizione nel mondo; le donne indigene e migranti e i movimenti contro il razzismo; le donne giovani nel mondo del lavoro; i risultati delle lotte delle donne socialiste nel XX secolo; il ruolo delle donne nelle lotte dei popoli per la loro indipendenza; la donna e la tutela dell’ambiente; la partecipazione delle donne nei partiti politici e nelle organizzazioni non governative.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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			<media:title type="html">Conferenza mondiale della donna di base</media:title>
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		<title>&#8220;Babaçu livre&#8221;, salviamo la pianta della vita</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 20:48:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ospitebarbarameoevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA &#8211; Il documentario &#8220;Babaçu livre&#8221; sarà presentato dalla Ong ActionAid alla Provincia di Roma, lunedì 7 marzo. Il lungometraggio racconta come le donne della regione settentrionale del Brasile siano riuscite a far approvare la “Legge del Babaçu libero”, una noce di cocco da cui dipende la sussistenza di milioni di persone. Nel Nordest del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1742&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/babc3a7u-livre.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1743" title="babaçu livre" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/babc3a7u-livre.jpg?w=500" alt=""   /></a>ROMA &#8211; Il documentario &#8220;Babaçu livre&#8221; sarà presentato dalla Ong ActionAid alla Provincia di Roma, lunedì 7 marzo. Il lungometraggio racconta come le donne della regione settentrionale del Brasile siano riuscite a far approvare la “Legge del Babaçu libero”, una noce di cocco da cui dipende la sussistenza di milioni di persone.</strong></p>
<p><strong><span id="more-1742"></span></strong> Nel Nordest del Brasile, 18 milioni di ettari della foresta amazzonica sono popolati da un particolare tipo di palma da cocco, il babaçu. Gli abitanti locali la chiamano “pianta della vita” perché garantisce la sussistenza di milioni di persone che vivono nella regione. Si stima che soltanto nella regione del Maranhão vi sia la più alta concentrazione di tali palme &#8211; 10,3 milioni di ettari sui 18,5 presenti in Brasile  -  e che il lavoro di estrazione dei semi coinvolga circa 300mila famiglie.</p>
<p><strong>Babaçu livre</strong></p>
<p>Il babaçu è una pianta che nasce spontanea, quindi non è proprietà di nessuno. Pertanto le donne possono entrare in qualunque terreno e raccoglierne i frutti. Tagliare, bruciare o danneggiare le piante è considerato un reato. Tuttavia, spesso i terreni su cui cresce la palma sono di proprietà di fazenderos che trattano le donne alla stregua di ladre affrontandole anche fisicamente o distruggono le palme di babaçu &#8211; per loro senza valore &#8211; per evitare sconfinamenti nelle loro terre o per ricavare terre da allevamento.</p>
<p><strong>Le quebradeiras de coco babaçu</strong></p>
<p>Della raccolta e della lavorazione di questi frutti così preziosi si occupano principalmente le donne, le quebradeiras de coco babaçu (&#8216;rompitrici di cocco babaçu&#8217;), che sfruttano ogni parte della pianta per produrre ceste, stuoie, carbone, farina, olio ad uso alimentare e per la produzione di sapone, e materiale per la copertura delle case.</p>
<p>La tecnica utilizzata per separare i vari elementi del frutto è semplice: le donne si siedono a terra e poggiano la noce sulla lama di un&#8217;accetta che stringono tra le gambe. Poi colpiscono più volte con un bastone la noce per aprirla.</p>
<p><strong>Gli anni delle privatizzazioni</strong></p>
<p>Le quebradeiras hanno vissuto in questo modo per generazioni, seppur con difficoltà visto che il prezzo del babaçu è sempre stato basso e troppo spesso il guadagno andava al grossista che prendeva le noci direttamente dalle donne e le vendeva in città, dando alle lavoratrici qualche soldo o prodotti di prima necessità. Durante gli anni &#8217;60 il governo brasiliano ha sovvenzionato l&#8217;espansione agricola e industriale del paese concentrando le risorse nell&#8217;industria del bestiame e nell&#8217;estrazione mineraria. Enormi appezzamenti di terreno, che prima erano liberi, sono stati venduti e adibiti a utilizzi diversi, marginalizzando le popolazioni che vivevano in quelle terre.</p>
<p>E, sia a causa della privatizzazione, che per la distruzione di ampie aree di foresta, le donne che raccoglievano il cocco furono costrette a lasciarne una parte al proprietario del terreno, detta la “coleta presa”, raccolto rubato. Considerato dai grandi proprietari terrieri una calamità da distruggere per dedicare le terre agli allevamenti, il babaçu iniziò a scomparire. E per tutti gli anni &#8217;80, la distruzione delle palme di babaçu e la privatizzazione delle distese scatenarono feroci conflitti tra grandi proprietari e piccoli produttori.</p>
<p><strong>Anni &#8217;80, le cooperative</strong></p>
<p>Negli anni &#8217;80 le famiglie contadine iniziano ad organizzarsi in cooperative e associazioni per migliorare le condizioni di lavoro e di vita delle comunità locali. Su iniziativa dei leader di tali comunità e dei sindacati di lavoratori, nel 1989 venne fondata Assema (Associação em Áreas de Assentamento no Estado do Maranhão) organizzazione non governativa partner locale di ActionAid, che si pone come obiettivo quello di rafforzare, attraverso il sostegno tecnico, giuridico e politico, la voce delle famiglie di lavoratori e lavoratrici rurali, per rivendicare e proporre, insieme al potere pubblico e all&#8217;iniziativa privata, forme di sviluppo sostenibile.</p>
<p><strong>La legge del babaçu libero</strong></p>
<p>Dopo anni di lotte, le quebradeiras de coco babaçu e le loro famiglie sono riuscite a riconquistare parte delle terre e a far approvare la “Legge del babaçu libero” che dal 1997 garantisce loro il diritto di libero accesso alle palme di babaçu anche all&#8217;interno delle proprietà private e sanziona la distruzione delle palme da parte dei proprietari terrieri. La legge, tuttavia, è valida solo in alcuni municipi e non tutte le comunità dei quattro Stati dove cresce il babaçu ne beneficiano. Inoltre, sono sempre le donne che devono far valere la legge poiché molti latifondisti continuano a minacciarle quando entrano nei loro terreni o eliminano le palme, bruciando il terreno o avvelenando gli alberi. Ma un albero di babaçu impiega almeno 15 anni prima di offrire i propri frutti e, se la distruzione dovesse continuare, non potrebbe più essere fonte di sussistenza per le nuove generazioni. E le donne non sono disposte ad arrendersi.</p>
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		<title>Scoperte altre fosse segrete riempite con le vittime dei narcos</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 22:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ospitebarbarameoevoli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/mexico_narcos.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1737" title="mexico_narcos" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/mexico_narcos.jpg?w=271&#038;h=203" alt="" width="271" height="203" /></a><strong>CITTÀ DEL MESSICO &#8211; Sono stati scoperti 17 corpi in 2 fosse segrete nello stato di Guerrero e sembra che le autorità ne stiano cercando molti altri. Il Messico negli ultimi anni ha registrato un&#8217;ascesa vertiginosa della violenza dei narcotrafficanti che esercitano un vero e proprio potere nel paese e la comunità internazionale non se ne preoccupa, anzi dipinge Calderón come un gran difensore dei diritti umani.</strong></p>
<p><span id="more-1736"></span>I corpi sono stati ritrovati nella città di  San Miguel Totolapan, che è una regione nota per la produzione di marijuana e oppio ed è pure una via intermediaria per il traffico della cocaina.</p>
<p>Si tratta della terza volta in meno di un anno che le autorità trovano fosse comuni segrete nella costa pacifica dello stato. Qui, dopo la morte nel 2009 del capo Arturo Beltran Leyva della medesima famiglia responsabile del narcotraffico nella zona, si sono formate due fazioni, ora rivali, che si stanno facendo una spietata guerra per il controllo totale della droga.</p>
<p>A novembre scorso la polizia ha scoperto 18 corpi in una fossa segreta appena fuori Acapulco. Queste persone facevano parte di un gruppo di 20 turisti che sono stati rapiti mentre visitavano la località turistica. Due di loro risultano ancora scomparsi.</p>
<p>A maggio invece le autorità hanno trovato altri 55 corpi dentro una miniera di argento abbandonata vicino a Taxco, in quella che era apparentemente divenuta una fossa comune per omicidi legati al traffico di droga.</p>
<p>Ma la macabra lista continua con altri 4 corpi uccisi a colpi di pistola, trovati martedì lungo l’autostada che collega Acapulco a Città del Messico. A soli 50Km, nello stesso tratto, il giorno prima sono stati uccisi 4 poliziotti che facevano parte della scorta del comandante di polizia Humberto Velazquez. E sempre martedì altri 4 morti, trovati uccisi dentro un Hotel nella città di Atoyac de Alvarez; due di loro erano i proprietari.</p>
<p>A Nord Tijuana è controllata dall’Organizzazione Arello Felix, Ciudad Juarez è sotto l’Organizzazione Carillo Fuentes mentre Culiacan è zona gestita dalla banda Sinaloa.</p>
<p>Nella costa sul Mar dei Caraibi  Monterrey e Nuevo Larredo sono sotto i potenti Los Zetas e nel territorio, in particolare nella vicina Reynosa, operano i Gulf, ed è guerra aperta.</p>
<p>A Sud sulla costa pacifica Guadalajara è sempre sotto il controllo della Sinaloa, Morelia è dominata dalla Familia Michoacana e Cuernacava è sotto il comando dell’Organizzazione Beltrand Leyva.</p>
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		<title>La storia del Venezuela dipinta tra il sacro e il profano</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 22:26:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[bellas artes]]></category>
		<category><![CDATA[caracas]]></category>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo Evoli CARACAS &#8211; È aperta l’esposizione ‘A sud del Tropico’ del pittore italiano Corrado Gelardini presso il Museo di Bellas Artes. I colori intensi si mescolano ai materiali poveri per raffigurare gli eroi nazionali del Venezuela. Rifiuti raccolti per la strada, gemme di plastica e pezzi di stoffa dorati. Questi sono i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&amp;blog=3560152&amp;post=1732&amp;subd=barbarameoevoli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_1733" class="wp-caption aligncenter" style="width: 256px"><strong><strong><a href="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/corrado-gelardini.jpg"><img class="size-medium wp-image-1733" title="corrado gelardini" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2011/03/corrado-gelardini.jpg?w=246&#038;h=184" alt="" width="246" height="184" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">La Vergine Maria di Corrado Gelardini</p></div>
<p><strong>CARACAS &#8211; È aperta l’esposizione ‘A sud del Tropico’ del pittore italiano Corrado Gelardini presso il Museo di Bellas Artes. I colori intensi si mescolano ai materiali poveri per raffigurare gli eroi nazionali del Venezuela.</strong></p>
<p><strong><span id="more-1732"></span></strong></p>
<p>Rifiuti raccolti per la strada, gemme di plastica e pezzi di stoffa dorati. Questi sono i materiali profani che Corrado Geraldini sovrappone alle immagini di personaggi della storia del Venezuela nell’esposizione ‘A sud del Tropico’.</p>
<p>Il pittore italo-venezolano, nato a Roma e arrivato a Caracas nel ’77, ha scelto di rappresentare Maria Leonza, Simon Bolívar, Manuela Saenz, Tibisay, Guacaipuro e Negro Primero nel tentativo di raccontare le origini della cultura del paese che lo ha accolto. Così i suoi quadri ritraggono momenti della storia coloniale e della lotta per l’indipendenza del Venezuela cercando di mostrare tutti gli ingredienti che hanno dato vita alla miscela di etnie e civiltà che oggi compongono il paese.</p>
<p>“Sono sempre stato interessato alla storia della terra di Bolívar – spiega l’artista che risiede a Calabozo –. Cosí dopo un primo periodo di iper-realismo e pittura fotografica, sono passato negli anni ’80 a un espressionismo astratto fino ad arrivare ai quadri esposti oggi nel Museo di Bellas Artes che uniscono realismo e materiali riciclati”.</p>
<p>Nelle sue opere i volti dei personaggi storici sono accerchiati da oggetti poveri come ossa, conchiglie, cd, capsule e monetine ma anche da perle di plastica, collane, piume colorate e candele cosí da dissacrare ciò che è rappresentato per ridargli dignità sulla terra. L’alta quantità di simboli magici insieme ad elementi profani mescolati ad intensi colori crea infatti un forte contrasto visivo.</p>
<p>“Molti degli eroi e delle eroine, delle vergini e dei corsari sono raffigurati su materiali molto semplici come il coperchio di una botte o delle assi di legno – afferma Gelardini – Ho cercato di rivalorizzare la materia dandogli un’estetica”.</p>
<p>Nelle sue opere infatti si può notare sia l’impronta degli studi svolti nell’Accademia delle Belle arti di Roma sia l’influsso dei suoi viaggi nei Caraibi che lo hanno portato a togliere dal centro della propria visione del mondo l’Europa.</p>
<p>Un altro elemento dei quadri di Gelardini è sicuramente la seduzione lanciata attraverso gli sguardi, le labbra e le fisionomie delle donne dipinte, anche se l’autore afferma che non ha voluto sviluppare un discorso erotico. Le figure avvenenti della ‘Vergine Maria’ e della ‘Santa Inquisizione’ sembrano infatti talmente terrene da portare lo spettatore ad avere il desiderio di toccarle con mano.</p>
<p>I quadri di Gelardini trasmettono infine l’enorme fascino che esercita il Venezuela sull’artista. D’altronde il pittore fin da ragazzo aveva avuto una passione per il Sudamerica e così aveva deciso di viaggiare per vedere con i propri occhi il Brasile, la  Colombia e varie isole dei Caraibi fino ad approdare a Caracas.</p>
<p>“Sono sempre stato atratto dalla musica dell’America latina e ho avuto la possibilità di conoscerla attraverso un amico venezuelano che viveva a Roma – racconta -. Dopo aver conosciuto tanti paesi sudamericani ho deciso di stabilirmi nello stato Guarico. Nella savana ricca di colori forti di questa regione ho potuto così coronare un sogno: allevare i cavalli”.</p>
<p>Negli anni successivi al ’78 Gelardini si è dedicato a restaurare le case antiche a stretto contatto con la storia ed ha gestito una fattoria nei dintorni di Calabozo. Per la sua conoscenza dell’arte e dell’architettura è stato nominato ‘autorità unica del centro storico di Calabozo’ con il compito di monitorare la conservazione di questa zona.</p>
<p>L’esposizione ‘A sud del Tropico’ è aperta fino al 24 aprile tutti i giorni nella Sala 6 presso il Museo de Bellas Artes di Caracas.</p>
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