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	<title>Un Nuovo Mondo &#187; Opinione</title>
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	<description>Notizie dall&#039;America Latina - Barbara Meo Evoli</description>
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		<title>&#8216;La Minaccia&#8217;, il documentario italiano critico della Rivoluzione bolivariana</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 22:32:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CARACAS – Hugo Chávez, il potere, la televisione e la più grande riserva di petrolio al mondo. Dall’altra parte c’è la gente comune, con la propria quotidianità, la lotta alla delinquenza, i ‘barrios’ di Caracas e le ‘petrocase’ nelle campagne. Il documentario tutto italiano ‘La minaccia’ non lascia indifferrenti.
Fino a settembre era l’unico film sul [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&blog=3560152&post=742&subd=barbarameoevoli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-743" title="documentario la minaccia" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2009/10/la-minaccia.jpg?w=172&#038;h=243" alt="documentario la minaccia" width="172" height="243" />CARACAS – Hugo Chávez, il potere, la televisione e la più grande riserva di petrolio al mondo. Dall’altra parte c’è la gente comune, con la propria quotidianità, la lotta alla delinquenza, i ‘barrios’ di Caracas e le ‘petrocase’ nelle campagne. Il documentario tutto italiano ‘La minaccia’ non lascia indifferrenti.</strong></p>
<p><span id="more-742"></span>Fino a settembre era l’unico film sul Venezuela e la figura di Chávez. Ma oggi non più. “South of the border” di Oliver Stone, presentato alla Mostra internazionale del cinema di Venezia, dà un’altra versione del processo politico in atto in questo paese.</p>
<p>Sono pochi coloro che, interessati dai cambiamenti che hanno segnato la storia recente del Venezuela, scelgono di osservare il paese attraverso l’occhio della telecamera. “In un’epoca di desertificazione delle idee, avevamo scelto il Venezuela nella speranza di vedere concretata un’ideologia &#8211; affermano i realizzatori del film, Luca Bellini e Silvia Luzi &#8211; ed, invece, siamo rimasti delusi”.</p>
<p>Il regista e la giornalista hanno percorso le strade del Venezuela dallo stato Anzoátegui a Falcón, passando per i vicoli del quartiere storicamente rivoluzionario ‘23 de enero’ di Caracas, “con la telecamera nascosta in una borsa frigorifera” per non dare nell’occhio. Sono riusciti a entrare nelle vite delle persone per cogliere e registrare tutti i nodi del ‘socialismo del XXI secolo’.</p>
<p>Innanzitutto l’immancabile immagine del leader della ‘rivoluzione bolivariana’, Hugo Chávez: il documentario inizia con un’intervista esclusiva centrata sulla funzione importante che svolge l’esercito nel nuovo ‘processo politico’ che sta vivendo il paese. Poi il ruolo essenziale dell’oro nero per far funzionare tutto il sistema, tenendo conto che il Venezuela è la maggior riserva di petrolio al mondo. Le missioni sociali governative per combattere fame, analfabetismo, malattie. Il funzionamento della sanità pubblica, le cooperative e l’iniziativa del governo per risolvere il problema della carenza di case. Ma immancabilmente ogni progetto viene ritratto come fallimentare. Peccato manchi la comparazione con l’accesso all’istruzione pubblica, alla sanità, agli alimenti e alla casa in altri paesi dell’America latina in cui non esiste niente di tutto quello che è stato costruito da dieci anni in Venezuela. Manca anche un paragone con la situazione dei servizi sociali, spesso insufficienti, prima dell’avvento di Chávez.</p>
<p>Il mancato rinnovamento dell’autorizzazione del canale privato Rctv nel maggio 2007 rappresenterà la fine della libertà di espressione in Venezuela? sarà una porta verso la fine della democrazia? Così dicono gli studenti ripresi da Bellini e Luzi che manifestano contro ‘la chiusura’ dell’emittente televisiva più vista nel paese. Ma chi sono questi studenti schierati contro il chavismo? I figli della classe media venezolana che si vede sottratta sempre maggior potere. Niente a che vedere con gli studenti europei figli del ’68 e alla ricerca di un ‘altro mondo possibile’.</p>
<p>Non si può dimenticare che Rctv durante il colpo di stato contro Chávez nel 2002 ha violato il principio di trasmettere informazione veritiera, mostrando che il presidente si era dimesso per propria volontà, quando era stato sequestrato. D’altro canto, sicuramente il lungometraggio fornisce lo spunto per riflettere sul controllo che esercita il governo sui media e sull’eccessiva presenza del Presidente in televisione.</p>
<p>Come è giusto che sia in un percorso descrittivo del Venezuela, “La minaccia” fa riferimento all’alto tasso di criminalità e di violenza del paese, indicando la situazione di ‘insicurezza’ vissuta quotidianamente dalla gente per la strada come una gran sconfitta della rivoluzione bolivariana. Ma perché tanta delinquenza?</p>
<p>Secondo Luzi e Bellini, una delle cause potrebbe essere il consumismo sfrenato, molto più accentuato che in Europa. Il film trasmette in maniera realistica il senso di ‘minaccia’ e la paranoia giornaliera vissuta da tutti nel paese, sia dai ricchi che dai poveri. La telecamera entra nelle case della gente umile e nei club dei meno umili, e raccoglie i racconti delle loro vite e paure.</p>
<p>“Non si può stare mai tranquilli per la strada – afferma ricordando i tre mesi vissuti in Venezuela, la giornalista Silvia Luzi -. Esiste una norma tacita: il coprifuoco alle 7 di sera. Questo senso di ‘minaccia’ permanente è uno dei motivi della scelta del titolo del documentario. Oltre al fatto che Chávez definisce gli Stati Uniti come la maggior ‘minaccia’ al mondo e, dall’altra parte, uno studio del Pentagono reputa la Rivoluzione bolivariana come la più grande ‘minaccia’ dai tempi dell’Unione sovietica e del comunismo”.</p>
<p>Il film-inchiesta ha avuto successo in vari paesi mondo: è stato infatti trasmesso dalla televisione giapponese, svedese e finlandese, è entrato nella cinquina dei David di Donatello e ha partecipato ad oltre 40 festival internazionali di cinema. In Italia dal 2 al 7 luglio, è stato al centro del dibattito sulla libertà di espressione organizzato al Cinema Adriano in occasione del Roma Fiction Festival, nella sezione &#8220;Realtà&amp;Finzione: liberi di raccontare?&#8221;. La Rai dopo averne acquisito i diritti tv, lo ha tenuto nel cassetto per un anno. Perché non è stato mandato in onda nel canale pubblico italiano? E’ stato invece diffuso su Current Tv, il network dell’ex-vicepresidente americano Al Gore (canale Sky 120), il 21 settembre alle 22:30.</p>
<p>“Dopo oltre un anno di embargo italiano – hanno detto gli autori &#8211; l&#8217;idea che ci siamo fatti è questa: La Minaccia presenta una lettura in chiave critica del socialismo bolivariano di Hugo Chávez, una lettura che certo non coincide con gli enormi interessi economici e politici che l&#8217;Italia ha in Venezuela. L&#8217;unica emittente che ci ha dato la possibilità di raccontare quello che abbiamo visto e vissuto, paradossalmente non è il servizio pubblico, ma un network internazionale come Current. Il servizio pubblico ci ha oscurato, bloccando il documentario ed impedendoci di utilizzare il nostro lavoro per un anno intero&#8221;. Il documentario (in vendita sul sito www.laminaccia.com) lascia aperta la domanda: qual è la via per costruire un altro mondo possibile? Può considerarsi un’alternativa valida quella intrapresa in America latina dai paesi detti progressisti o rossi, come Ecuador, Bolivia, Nicaragua e Venezuela? O saremmo di fronte all’ultima moderna espressione di populismo?</p>
<p>“Chavez ha dato un sogno alla gente – si domanda dubbioso il regista Luca Bellini -, ma a che prezzo?”.</p>
<p><strong>Barbara Meo Evoli</strong></p>
Posted in Opinione Tagged: chavez, documentario, la minaccia, luca bellino, petrolio, rivoluzione bolivariana, silvia luzi <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/barbarameoevoli.wordpress.com/742/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/barbarameoevoli.wordpress.com/742/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/barbarameoevoli.wordpress.com/742/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/barbarameoevoli.wordpress.com/742/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/barbarameoevoli.wordpress.com/742/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/barbarameoevoli.wordpress.com/742/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/barbarameoevoli.wordpress.com/742/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/barbarameoevoli.wordpress.com/742/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/barbarameoevoli.wordpress.com/742/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/barbarameoevoli.wordpress.com/742/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&blog=3560152&post=742&subd=barbarameoevoli&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Le radio illegali</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 23:49:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
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di Barbara Meo Evoli
CARACAS &#8211; “Sono state chiuse da Chávez 34 radio e due televisioni libere”. &#8220;Ma il governo ha già programmato la chiusura di altre 200&#8243;. Così hanno tuonato i media dell’opposizione venezolana e così hanno ripetuto quasi tutti i media del mondo. Ma l’etere è un bene pubblico inalienabile e lo stato ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&blog=3560152&post=648&subd=barbarameoevoli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-649" title="radio" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2009/09/radio.gif?w=300&#038;h=300" alt="radio" width="300" height="300" /></strong></p>
<p><strong>di Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><strong>CARACAS &#8211; “Sono state chiuse da Chávez 34 radio e due televisioni libere”. &#8220;Ma il governo ha già programmato la chiusura di altre 200&#8243;. Così hanno tuonato i media dell’opposizione venezolana e così hanno ripetuto quasi tutti i media del mondo. Ma l’etere è un bene pubblico inalienabile e lo stato ha il dovere di regolarne il suo utilizzo.</strong></p>
<p><span id="more-648"></span>Quando termina un contratto di concessione, lo stato ha il dovere di verificare se il media privato ha trasmesso adempiendo alle norme previste, e in caso contrario si revoca la concessione. Questa è la legge venezolana e di tutti i paesi democratici del mondo. Le frequenze radioelettriche non sono infinite, perciò lo stato ha il compito di intervenire per concederne l’utilizzo durante un tempo determinato. Le frequenze radioelettriche, quindi, non si ereditano.</p>
<p>Se è vero che la maggior parte delle emittenti chiuse appartenevano a delle società e non a delle persone fisiche, spesso il presidente delle società coincideva con la figura del direttore dell’emittente. In vari casi di chiusura la persona fisica che aveva ottenuto la licenza era deceduta e i figli o nipoti erano subentrati nella direzione senza ottenere però il rinnovamento della concessione. Così è successo per il Circuito nazionale Belfort (Cnb), la cui licenza era stata concesssa negli anni ’50 a Nelson Belfort Yibirín, il nonno dell’attuale presidente. Ed anche per il Circuito Exito (99.9 FM), la cui licenza era stata assegnata a Antonio Serfati Filiberto e oggi chi dirigeva la radio era il figlio di Enrique Cuzco.</p>
<p>Nell’aprile 2005 sono state chiuse 33 radio e 21 tv dalla regione di Madrid perché ‘illegali’, nessun giornale ha osato dire che la presidente della regione Esperanza Aguirre (PP) aveva violentato la libertà di espressione. Perché questa chiusura non era una censura? I media chiusi non rispettavano i requisiti previsti dalle legge: erano ‘illegali’. Esattamente come le 34 radio venezolane.</p>
<p>Nel 2007 è stata chiusa la Radio peruviana Orión che aveva denunciato la carenza di azioni del governo a seguito del terremoto del Pisco. Nessun giornale ha scritto che Alan Garcìa era un dittatore. In Paraguay, prima delle elezioni dell’aprile 2008 sono state chiuse varie radio e pagine web di opposizione all’allora partito al potere.</p>
<p>Qualche settimana fa sono state chiuse le radio comunitarie cilene Radio Placeres de Valparaíso, Montedónico 2000, UV 15, Conexiones. Neanche una parola nei media nazionali e internazionali.</p>
<p>Nel mondo la maggior parte delle chiusure ha colpito le radio comunitarie, ovvero quelle senza fini di lucro legate a una comunità o un quartiere, l’espressione dei movimento sociali, delle organizzazioni di base e dei cittadini. D’altronde in Italia sarebbe molto difficile che lo stato chiudesse Mediaset, anche se ciò rispondesse a degli interessi pubblici superiori a quelli privati dell’impresa. E sarebbe molto più facile che chiudesse delle piccole radio comunitarie.</p>
<p>In Venezuela la creazione delle radio comunitarie ‘alternative’ è stata promossa dal governo del presidente Hugo Chávez come mezzo per garantire la ‘libertà di espressione’ di tutti, anche di coloro che sono stati sempre invisibili nei grandi media. Perché garantire la libertà di espressione non vuol dire garantire quella di pochi ricchi e colti privilegiati.</p>
<p>Dal 2002 fino ad oggi sono sorte numerose radio comunitarie ‘alternative’ in tutto il paese. C’è da chiedersi però quali fra queste sono l’espressione indipendente della gente della propria comunità. Quante rispettano i regolamenti di legge. E quante fra queste fanno un’analisi critica del ‘processo bolivariano’, pur sostenendolo.</p>
<p><a title="Sito ufficiale di Barbara Meo Evoli" href="http://www.meoevoli.eu"><strong>www.meoevoli.eu</strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
Posted in Opinione Tagged: chavez, chiusura, etere, radio difussione, radio illegali, Venezuela <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/barbarameoevoli.wordpress.com/648/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/barbarameoevoli.wordpress.com/648/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/barbarameoevoli.wordpress.com/648/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/barbarameoevoli.wordpress.com/648/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/barbarameoevoli.wordpress.com/648/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/barbarameoevoli.wordpress.com/648/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/barbarameoevoli.wordpress.com/648/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/barbarameoevoli.wordpress.com/648/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/barbarameoevoli.wordpress.com/648/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/barbarameoevoli.wordpress.com/648/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&blog=3560152&post=648&subd=barbarameoevoli&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La droga non esiste</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 22:54:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Barbara Meo EvoliCARACAS &#8211; Secondo i media venezolani, la droga non esiste. Non se ne parla mai. La droga appare su giornali e tv solo in caso di sequestri di ingenti quantità. Ma sul grave e diffusissimo problema della tossicodipendenza si tace. Cosa fa il governo per combattere il consumo di droghe pesanti? Quali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&blog=3560152&post=635&subd=barbarameoevoli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>di Barbara Meo Evoli<img class="aligncenter size-medium wp-image-636" title="cocaina" src="http://barbarameoevoli.files.wordpress.com/2009/09/cocaina.jpg?w=300&#038;h=225" alt="cocaina" width="300" height="225" />CARACAS &#8211; Secondo i media venezolani, la droga non esiste. Non se ne parla mai. La droga appare su giornali e tv solo in caso di sequestri di ingenti quantità. Ma sul grave e diffusissimo problema della tossicodipendenza si tace. Cosa fa il governo per combattere il consumo di droghe pesanti? Quali e come sono le strutture di riabilitazione? In Argentina e Messico non è più reato possedere una piccola quantità di marijuana. Invece di perdere tempo nell&#8217;arresto dei piccoli consumatori, così ci si potrebbe concentrare nella cattura dei &#8216;pesci grossi&#8217;.</strong></p>
<p><span id="more-635"></span>Il Dipartimento antidroga (Ona) ha annunciato che inizierà un programma comunitario di prevenzione contro la droga. Dal 26 settembre in 335 municipi in tutto il Venezuela si spiegheranno gli effetti nocivi del consumo ad adolescenti e adulti e si formeranno delle persone affinché proseguano l’attività di prevenzione nelle comunità. Funzionerà?</p>
<p>Forse questo è il primo passo affinché l’uso di droghe pesanti non sia criminalizzato ma riconosciuto come un problema sociale. Così il tossicodipendente non dovrebbe essere considerato un delinquente, ma una persona che richiede di cure fisiche e psicologiche. Quali e di che qualità i piani di prevenzione e le strutture per la riabilitazione dei tossicodipendenti in Venezuela? Senza dubbio insufficienti, in particolare per le donne.</p>
<p>In effetti, secondo gli esperti a contatto con chi abusa di droghe pesanti, negli ultimi cinque anni le donne hanno aumentato il consumo, in particolare di eroina e cocaina. Ma nella capitale, dove vivono oltre tre milioni di donne, vi sono unicamente due strutture che curano la dipendenza dall’eroina, in cui vi sono solamente 5 posti per le donne.</p>
<p>Altro dato allarmante: l’età di inizio si è abbassata a 12 anni, ma ci sono molti bambini che cominciano a ‘tirare crack’ o colla a 9 anni.</p>
<p>Di droga si parla solo quando le forze dell’ordine sequestrano una grossa quantità in mano ai narcotrafficanti, ma si parla poco delle ripercussioni dell’uso nella società. Ignorare il problema della droga, inevitabilmente lo aggrava. E’ come l’omertà con la mafia, nessuno denuncia, nessuno critica, e i suoi tentacoli continuano ad ampliarsi. Leggendo e guardando i media venezolani sembra che la tossicodipendenza non esista. Ciò che è molto lontano dalla realtà.</p>
<p>Spesso si cade nel luogo comune, secondo cui gli stupefacenti sono usati solo nei ‘barrios’. Grave errore. Il crack senza dubbio è utilizzato da persone umili per il basso costo di una dose (soli 4 Bs F). Ma l’eroina in Venezuela è sicuramente la droga dei ricchi per l’alto prezzo e la cocaina è trasversale. Anzi, un consumatore abbiente, avendo maggior potere d’acquisto, può fare uso di maggior quantità. L’uso della cocaina può essere nascosto molto più facilmente del consumo di alcol, sostanze psichedeliche, antidepressivi, crack e eroina. Gli effetti della cocaina vanno a braccietto con l’immagine dell’uomo o la donna di successo, e sono amici della società di consumo. Passano quindi più facilmente inosservati.</p>
<p>Visto che il silenzio sulle droghe non aiuta, sarebbe necessario non solo sensibilizzare sulla tematica i bambini e gli adolescenti, ma andare a toccare le persone che sono già consumatori saltuari. E aprire spazi pubblici di dibattito.</p>
<p>Proibire l’uso è la soluzione? La polizia oggi utilizza molto tempo per multare e arrestare i piccoli consumatori, tempo che viene sottratto alla ricerca dei ‘pesci grossi’. L’amministrazione messicana ha legiferato sulle droghe pesanti. Da qualche tempo possedere 5 gr. di erba, 0,5 gr. di eroina, 0,4 gr. di cocaina e qualche grammo di oppio non è più un reato. E il tribunale di Buenos Aires ha emesso recentemente una sentenza in cui si depenalizza l’uso personale di marijuana.</p>
<p>Bisogna portare alla luce il problema dell’enorme diffusione della droga in Venezuela. Chi sa se quella seguita del Messico non è la soluzione.</p>
<p><a title="Sito ufficiale di Barbara Meo Evoli" href="http://www.meoevoli.eu"><strong>www.meoevoli.eu</strong></a></p>
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		<title>L’Italia, da paese dell’integrazione al rifiuto del diverso</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 03:17:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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CARACAS &#8211; L’Italia, più di tante altre nazioni europee, è un paese che è frutto di un’integrazione centenaria fra gruppi etnici, linguistici, sociali e culturali diversi che sono giunti e si sono stabiliti nella penisola nel corso degli anni. Cominciamo dalle origini. Prima dell’Impero romano, vi erano i Greci.
Hanno infatti lasciato i propri segni ben [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&blog=3560152&post=315&subd=barbarameoevoli&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p>CARACAS &#8211; L’Italia, più di tante altre nazioni europee, è un paese che è frutto di un’integrazione centenaria fra gruppi etnici, linguistici, sociali e culturali diversi che sono giunti e si sono stabiliti nella penisola nel corso degli anni. Cominciamo dalle origini. Prima dell’Impero romano, vi erano i Greci.<span id="more-315"></span></p>
<p>Hanno infatti lasciato i propri segni ben visibili sul territorio: basta andare in Sicilia per rendersene conto. Poi vi sono stati gli arabi, i normanni, gli svevi, gli aragonesi, i borboni e&#8230; la Chiesa cattolica non si può dimenticare. D’altronde ha sempre avuto la propria sede temporale a Roma. La Chiesa ha preso parte al processo di integrazione e formazione dell’identità italiana.</p>
<p>Se si guarda agli ultimi 25 secoli, l’Italia ha quindi una storia ricchissima di esempi di integrazione. Le civiltà che si sono insediate hanno portato la propria cultura e le proprie tradizioni. Gli abitanti e i reggenti sono stati capaci di recepire le novità e arricchire il proprio bagaglio culturale fino a dar vita a quello che è il nostro paese.</p>
<p>Ma oggigiorno dove è finita la capacità dell’Italia di essere un paese di integrazione? Il diverso viene visto come anormale e quindi sbagliato. L’ignoranza sulle culture distinte dalla propria rende l’italiano timoroso dello straniero. Fra poco, forse, si negherà perfino ai figli degli immigrati di frequentare la stessa scuola degli italiani.</p>
<p>Oltre a essere, ed essere stato, un paese d’immigrazione, l’Italia è stato, ed è, un paese di emigrazione. Un fenomeno che ha investito i cinque continenti, più di tutti le Americhe e l’Australia, e che ha avuto volti diversi a seconda dei paesi dove è giunto.</p>
<p>Guardiamo il Venezuela: è sicuramente un esempio di integrazione nell’ultimo secolo. Sono arrivati nel paese caraibico dalla Colombia, dall’America centrale, dagli Stati Uniti, dall’Europa. Fra i paesi del Vecchio continente il maggior numero di immigrati è giunto dall’Italia, dalla Spagna e dal Portogallo. I migranti del XX secolo in Venezuela hanno saputo farsi accettare dalla società, credere nel Paese che li ospitava, investire lì le proprie forze per costruire, adattarsi al nuovo ambiente e imparare nuovi principi e valori diversi dai propri che li rendevano migliori. Tutto ciò senza dimenticare da dove venivano e chi erano. I migranti in Venezuela sono rimasti orgogliosi delle proprie origini e legati al paese in cui erano stati messi al mondo, ma che non gli aveva dato la possibilità di crescere. Sembra quindi che l’Italia attuale dovrebbe imparare dal Venezuela.</p>
<p><strong>Barbara Meo Evoli</strong></p>
<p><strong><a title="Sito di Barbara Meo Evoli" href="http://www.meoevoli.eu">www.meoevoli.eu</a></strong></p>
Posted in Opinione Tagged: immigrazione, integrazione, italia <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/barbarameoevoli.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/barbarameoevoli.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/barbarameoevoli.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/barbarameoevoli.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/barbarameoevoli.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/barbarameoevoli.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/barbarameoevoli.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/barbarameoevoli.wordpress.com/315/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/barbarameoevoli.wordpress.com/315/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/barbarameoevoli.wordpress.com/315/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=barbarameoevoli.wordpress.com&blog=3560152&post=315&subd=barbarameoevoli&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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