MONTEVIDEO – Anche in Uruguay, dopo l’Argentina, si comincia a fare giustizia sulle migliaia di violazioni dei diritti umani della dittatura degli anni ’70. Il repressore uruguaiano Nelson Bardesio è arrivato giovedì scorso a Montevideo per sedere al banco degli imputati sulla sua partecipazione ai crimini dell’organizzazione “Parapolicial” conosciuta come “El Escuadrón de la Muerte”.
Questa è la prima volta che la giustizia del paese sudamericano interpellerà un responsabile per questi fatti.
Bardesio, è arrivato a Montevideo all’Aeroporto Internazionale di Carrasco (a nordovest della città della Costa), custodito dal personale dell’Organizzazione di Polizia Criminale Interpol, dopo essere stato estradiato da Buenos Aires.
Il giudice Penale Graciela Eustachio, che indaga sulle azioni “dell’Escuadrón de la muerte” ha chiesto l’estradizione di Bardesio per quattro omicidi: la scomparsa degli uruguaiani Héctor Castagnetto e Abel Ayala e le uccisioni di Manuel Ramos Filippini e Ibero Gutiérrez.
Bardesio, nel 1972 durante la sua prigionia nelle mani dell’ex gruppo Guerrigliero del Movimento di Liberazione Nazionale (MLN-Tupamaros) ha rivelato l’identità dei componenti dell’ “Escuadrón de la Muerte” e ha confessato il modo in cui operavano clandestinamente gli attentati con esplosivi, le torture ai detenuti, gli assassinii e le sparizioni “desapariciones”.
L’uruguaiano di 69 anni, prima di trasferirsi in Argentina, è stato agente della CIA durante la dittatura del suo paese (1973-1985).